di L. Sciascia
TITOLO: Il Giorno della Civetta
L´opera si presenta come il racconto di un delitto mafioso e delle relative indagini condotte sullo sfondo di una terra, la Sicilia degli anni ´50, tormentata dalla criminalità organizzata e dalla corruzione.
Un mattino, il silenzio viene squarciato da due spari e un uomo che stava salendo sull´ autobus si accascia a terra inanime. All´ arrivo dei carabinieri, la piazza si presenta vuota e dal pullman i passeggeri sono scomparsi. Il capitano Bellodi, originario di Parma e appena trasferitosi in Sicilia, incaricato delle indagini, scopre l'entità dell´ ucciso: si tratta di Salvatore Colasberna, ex muratore, presidente di una piccola cooperativa edilizia. Nessuno, nemmeno i fratelli dell´uomo assassinato, sembrano sapere niente e il caso pare impossibile da risolvere.
Nell´indagine si apre uno spiraglio quando un ex pregiudicato, informatore di giustizia, pur tra mille reticenze, indica al capitano la pista da seguire per smascherare chi tiene le fila del gioco. Contemporaneamente, in paese si verifica la scomparsa di un altro personaggio, tale Paolo Nicolosi, di professione potatore; tutti sono convinti che si tratti di un delitto passionale, ma Bellodi pensa ad una relazione con la morte del Colasberna.
Questi sospetti vengono confermati dalla moglie del giardiniere ucciso: suo marito è scomparso perchè ha riconosciuto l´omicida dell´imprenditore. Intanto il confidente del capitano si è reso conto di aver commesso un errore parlando e, sapendo di dover morire, come supremo riscatto, si rende utile un´ultima volta: su un biglietto destinato ai carabinieri, scrive il nome dei mandanti dell´omicidio. Bellodi ha in mano tutto quello che gli serve per risolvere il caso e, grazie ad un espediente, riesce a far confessare i colpevoli. Scatta allora la protezione del potere politico: i capi della cosca mafiosa implicata nella vicenda hanno importanti legami politici a Roma, figure che, agendo nell´ombra, sgonfiano l´inchiesta procurando ai colpevoli alibi inconfutabili. Così, quando sembrava ormai prossima la soluzione, le persone sospettate di colpevolezza vengono scagionate, con le scuse della giustizia.
PERSONAGGI
Protagonista del romanzo è il capitano Bellodi: proveniente dall´Italia settentrionale, ex partigiano e uomo democratico, trova in Sicilia una realtà nuova e molto diversa da quella alla quale è abituato. Anche l´aspetto fisico sembra voler sottolineare la sua estraneità al contesto culturale e sociale siciliano: alto, biondo e di carnagione chiara, con la "esse" tipica dell´ emiliano ed i modi garbati, egli è un "continentale" e questo gli impedisce di comprendere la complessa realtà isolana.
Il racconto è visto attraverso i suoi occhi. Il capitano, così come il lettore, comprende subito la causa del delitto: Colasberna non ha voluto accettare la protezione che i mafiosi gli offrivano ed è stato eliminato. La cosa che lo lascia più sconcertato è il fatto che tutti conoscano questa situazione, ma che nessuno abbia il coraggio di denunciarla. La mafia appare come una realtà negata, "una voce": "che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa".
Bellodi non comprende questo mondo dominato dal silenzio e dall´immobilit,grave; dall´assoluta mancanza di fiducia nella legge e nello Stato. Egli crede nella giustizia e nella libertà, ma si chiede con amarezza come sia possibile cercare di difenderla in un´isola che non la conosce. Vuole comunque provare a cambiare le cose, a compiere il suo dovere nonostante tutto. Torna sconfitto a Parma , guardando con rabbia impotente ed incredulità alla soluzione del caso.
Il protagonista appare un personaggio quasi autobiografico ed il suo ideale di giustizia rispecchia quello dell´autore, Leonardo Sciascia, noto per il suo impegno civile contro la mafia. Eppure, con alcuni commenti, il narratore, grande conoscitore della realtà meridionale, prende le distanze dal punto di vista espresso dal personaggio, come se guardasse con affettuosa ironia all´intransigenza e all´ingenua fiducia di poter cambiare le cose di Bellodi, alla sua incapacità di rinunciare alla sfida per tornare in Sicilia a rompersi la testa.
L´antagonista è il vecchio capomafia don Maurizio Arena, uomo violento ed inflessibile, personaggio sicuro della forza che gli deriva dall´organizzazione mafiosa, ma uomo d´onore, con un suo mondo di valori che capovolgono la morale tradizionale. Il suo interrogatorio, tra le pagine più intense del romanzo, è uno scontro tra due realtà lontane, ma è anche il confronto tra due persone che si guardano con rispetto, riconoscendosi come degni avversari, simboli di un´Italia diversa, spaccata in due.
STILE E LINGUA
La scelta da parte di Sciascia del genere poliziesco è un artificio narrativo per ottenere il coinvolgimento del lettore: il romanzo vuole essere in realtà una denuncia della realtà mafiosa siciliana e della connivenza di essa con il potere politico, così che il lettore ne prenda coscienza, e arrivi a conoscerla per combatterla.
Lo stile è chiaro e lineare, anche se non sempre di facile comprensione. La narrazione è veloce: i fatti si succedono rapidamente e si alternano a scene dialogate; le uniche pause nella narrazione sono le rare descrizioni, usate per esprimere lo stato d´animo dei personaggi. Particolarmente vivace è la descrizione dei personaggi minori, grazie all´uso di un linguaggio parlato ricco di espressioni gergali e popolari. Anche l´uso del dialetto è finalizzato ad esprimere un mondo, un´intera cultura. Ad aumentare l´espressività del linguaggio, contribuisce l´uso di diversi registri che connotano ulteriormente i personaggi: quello raffinato e colto di Bellodi, quello popolare dei Carabinieri, il linguaggio burocratico delle schede segnaletiche, i discorsi oscuri dei mafiosi.
Simone Gatti - Thomas Durante
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