IL DESERTO DEI TARTARI
di D. BUZZATI
Nasce il 16 ottobre 1906 a San Pellegrino da una rinomata famiglia.
Dopo aver frequentato il ginnasio Parini di Milano si iscrive alla facoltà di legge e si laurea.
Viene assunto dal "Corriere della sera" come addetto al servizio cronaca e fin dalla giovinezza manifesta il suo interesse per il mondo della letteratura ispirandosi anche a Dostoevskij.
Nel dicembre del 1920 scrive il suo primo testo letterario, La canzone delle montagne.
Nel 1933 esce il suo primo romanzo Bàrnabo delle montagne e 2 anni dopo Il segreto del bosco vecchio.
Nel 1939 viene pubblicato Il deserto dei tartari dopo aver modificato il nome originario di La fortezza per evitare allusioni alla imminente guerra.
Seguono poi anni di articoli come inviato speciale per il Corriere della sera e di disegnatore per alcune opere didascaliche.
Nel 50 vince a pari merito col Cardarelli il premio Napoli con Il crollo della Baliverna.
Scrive delle poesie che faranno parte del poemetto Il capitan Pic e nel 1958 escono Le storie dipinte.
Le sue opere vengono rappresentate in teatro e poi in televisione conferendogli una buona notorietà.
Egli muore il 28 gennaio 1972 a Milano.
L'opera narra la vicenda di Giovanni Drogo, un ufficiale che una mattina di settembre parte per raggiungere la fortezza Bastiani, lasciando così la città e gli amici con nel cuore il presagio di non riuscire a ritornare più da questa avventura.
Egli, dopo aver trovato non senza difficoltà la fortezza e dopo aver constatato la vetustà della struttura e la sua lontananza da ogni forma di vita in quanto fortezza di confine, decide di andarsene, ma viene trattenuto dal maggiore matti che lo convince a rimanere per 4 mesi, sino al controllo sanitario, per non fare un torto al colonnello.
I mesi nella fortezza passano e in Drogo si insinua il tarlo della quotidianità che lo convince a rimanere.
Nulla muta nelle sue giornate che passano tutte uguali e volano veloci come gli anni.
Quattro anni più tardi in licenza Drogo è convinto ad andarsene dalla fortezza nonostante scopra che con il suo vecchio mondo non ha più nulla a che fare ma gli viene negata ogni via di fuga in quanto già altre richieste erano state fatte prima della sua.
E così passano altri anni e in lui cresce la speranza di poter partecipare ad una guerra per far in modo di dare un senso alla propria vita, ma con questa speranza arriverà alla vecchiaia dopo più di trent'anni di servizio.
Quando tutto per lui sembra essere finito, mentre egli è soggiogato dalla vecchiaia e dalla malattia, la sospirata guerra arriva alla Fortezza.
Ma Giovanni ormai troppo malato viene portato contro la sua volontà verso la città e morirà, solo, in una locanda lungo il tragitto.
Romanzo che si ispira, come dice lo stesso Buzzati, alla monotonia di tutti gli uomini incasellati in una vita ad orari.
C'è verosimiglianza in quanto racconta una storia di possibile verità.
Vengono fatti dei riferimenti alla realtà relativi al modo di pensare comune e ai costumi del tempo.
Il protagonista principale è Giovanni Drogo del quale non si ha una precisa descrizione fisica se non nel finire della storia dove egli dice di non essere mai stato bello, mentre una descrizione caratteriale viene data dal narratore in maniera implicita durante tutta la storia ma non evidenziandone caratteristiche particolari, se non la necessità di dare un senso alla sua esistenza.
Dei personaggi secondari importanti sono il generale Ortiz con il quale il protagonista inizia la sua avventura e conduce gran parte della sua vita, Angustina del quale invidia la morte da soldato nonostante non sia morto in circostanze di guerra, la madre gli amici e Maria che gli fanno capire che ormai il suo mondo non è più quello della città.
La voce narrante è esterna ed onnisciente in quanto riesce ad entrare nella testa di ogni personaggio.
Focalizzazione dunque interna.
Il narratore espone senza interventi di carattere personale o giudizi.
In alcune circostanze anticipa ciò che sarà il destino del protagonista.
Intreccio non particolarmente complesso, con presenza di piccole storie marginali alla vicenda di Giovanni Drogo che descrivono momenti di vita nella fortezza.
Ritmo complessivo abbastanza lento (penso sia fatto apposta) e presenza di interruzioni o pause riflessive in cui vengono un po' descritte delle tematiche generali.
Il periodo è in alcuni casi un po' lungo, ma di facile lettura.
Lessico abbastanza scorrevole e di facile comprensione nonostante la presenza di alcuni termini prettamente militari a me ignoti.
Sono presenti tematiche di rilievo quali ad esempio sul tempo e il suo valore, sui sogni o sul dolore ed anche sulla morte descritti dal narratore in piccole parti che escono dalla storia.
Ma in particolare quello su cui si basa il romanzo stesso: l'esistenza ad orario nelle città che porta l'uomo ad esaurirsi e consumare la propria vita nell'attesa di qualcosa di nuovo che non arriva.
Lo scrittore punterà proprio su questo tema fondamentale per scatenare nel lettore il dubbio se quello di cui si sta parlando fa parte anche della sua vita.
Sinceramente all'inizio era abbastanza pesante ma poi ha cominciato a prendermi la trama; il finale fa dispiacere perché il racconto tende a far immedesimare il lettore col protagonista e lo porta quindi a capire cosa prova Drogo in punto di morte e consapevole di aver sprecato la sua esistenza nell'illusione di qualcosa che per lui non è mai arrivata.
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