FONTAMARA

di I. SILONE

PRIMA PUBBLICAZIONE 1933 Zurigo

GENERE LETTERARIO Romanzo

LA VITA E LE ALTRE OPERE

Ignazio Silone è lo pseudonimo di Secondo Tranquilli.
Ignazio nacque a Pescina dei Marsi, in Abruzzo, il primo maggio 1900.
Figlio di una tessitrice e d'un piccolo proprietario di terra, rimase orfano a quattordici anni in seguito al terremoto della Marsica.
Fu un precoce ribelle e la sua rivolta contro la vecchia società e "i poteri costituiti" assunse presto le forme (come oggi si dice) di una "contestazione globale".
Interrotti gli studi liceali e costretto a guadagnarsi da vivere, prese parte attiva alle lotte contro la guerra e al movimento operaio rivoluzionario.
Si oppose al fascismo fin dalle origini, fu redattore dell'"Avanguardia" e del "Lavoratore" di Triestre, la cui tipografia venne ripetutamente incendiata dagli squadristi.
Dopo le leggi eccezionali, divenne attivista clandestino accanto a Gramsci; denunziato e ricercato, fu infine costretto a riparare all'estero, stabilendosi nel 1930 in Svizzera.
A quell'anno risale la sua rottura col movimento comunista, caduto sotto la tirannia staliniana.

A Davos, nei Grigioni, scrisse Fontamara che pubblicato in tedesco a Zurigo nel 1933, vide ben presto venticinque traduzioni.
Anche i libri successivi ( "Pane e Vino", 1937; "La scuola dei dittatori", 1938; "Il seme sotto la neve", 1945) ebbero una calda accoglienza.
Non per questo, contrariamente a una leggenda, egli ebbe vita facile da parte delle autorità dei Paesi democratici, in verità troppo preoccupato di non dispiacere al governo italiano.
Così fu espulso dalla Francia e dalla Svizzera (che mutò l'espulsione in internamento) e solo nel dopoguerra ha potuto mettere piede in Inghilterra e negli Stati Uniti d'America.
I suoi libri d'esilio testimoniano, assieme a una coerente opposizione contro ogni forma di totalitarismo, un lavoro di sistematica revisione dell'ideologia di partito precedentemente professata, revisione culminata in quella che egli ha chiamato la riscoperta dell'eredità cristiana e dell'ispirazione liberatoria.
All'età di cinquantadue anni scrisse "Una manciata di more" (1952).
Seguirono altre opere: "Il segreto di Luca" (1956), "La volpe e le camelie" (1960), "Uscita di sicurezza" (1965) e "L'avventura di un povero cristiano" (1968), netto chiarimento della sua ispirazione di convinto credente nella libertà e di combattente per l'affrancamento della povera gente dalla misera.
Lo scrittore morì nel 1978.

IL TEMPO

Gli avvenimenti narrati nell'opera Fontamara di Ignazio Silone possono essere collocati approssimativamente nell'estate del 1929 anche se non compaiono riferimenti cronologici certi all'interno della narrazione.
Silone ci fornisce comunque un'informazione riguardo a quando è stato scritto il libro.
Infatti, conclude la prefazione indicando il luogo e il tempo della scrittura ossia: Davos, in Svizzera, durante l'estate del 1930.
Inoltre Silone narra le vicende utilizzando verbi al passato, poiché esse si sono svolte precedentemente alla stesura del libro.

LO SPAZIO

La storia narrata si svolge in prevalenza in un paesino situato nella Marsica, vicino al prosciugato lago di Fucino.
Fontamara, questo è il fantasioso nome del paese si trova tra la collina e la montagna e nonostante somigli a tutti i villaggi meridionali sembra più arretrato e povero a causa della sua lontananza dalla "civiltà".
Fontamara ha un territorio sfavorevole all'agricoltura; i paesaggi si mostrano aridi e poveri, la terra poco fertile.
I paesani devono sopravvivere con le poche provviste ricavate dai campi.
Per irrigare i pochi terreni posseduti, da sempre i cafoni si avvalevano dall'acqua di un piccolo ruscello che passava vicino al paese.
Per il suo isolamento dal mondo, molto spesso gli avvenimenti o le innovazioni giungevano a Fontamara dopo anni e magari con notizie errate o male interpretate.

TRAMA

La vicenda si svolge durante i primi anni della dittatura fascista in uno sperduto villaggio montano abruzzese: Fontamara.
In questo paese vivono un piccolo numero di persone, che lavorano alla giornata o possiedono piccoli terreni, costoro sono da sempre costretti a sottostare a soprusi ed umiliazioni.
La loro ignoranza non permette loro di evitare gli inganni burocratici che alcuni ricchi signorotti locali tessono a loro danno.
La situazione si acutizza con l'arrivo dell'Impresario che con prepotenza si appropria di tutte le terre e riduce alla fame i Fontamaresi, che assistono inerti agli avvenimenti.
L'unico a rifiutare la sua condizione di Cafone è Berardo Viola, che con animo ribelle, di nascosto, vendica ogni sopruso, ma il fervore giovanile si spegne con l'approssimarsi del suo matrimonio e con l'ingrandirsi delle responsabilità di futuro marito e padre.
La vicenda di Berardo e di Fontamara è intensamente raccontata da tre membri di una famiglia che è trascinata da!l'enormità degli eventi, che stanno per verificarsi a Fontamara.
I soprusi aumentano, Fontamara è privata dell'acqua (indispensabile per l'agricoltura) e una colonna di mezzi carica di "camicie nere", getta il terrore nel paese violentando le donne e devastando le case.
La reazione che tutti si aspettavano da Berardo tarda ad arrivare, infatti, lui era l'unico a poter contrastare le prepotenze e ad istruire al riguardo i giovani.
La morte d'Elvira, futura moglie di Barando permette al ragazzo di dare sfogo alla sua rabbia.
Mentre si trova a Roma in cerca di lavoro s'imbatte nel "solito sconosciuto", un rivoluzionario, egli gli apre gli occhi e risveglia in lui l'animo combattente.
Con un inganno Berardo permette al " solito ignoto" di uscire dal carcere fingendo d'essere lui stesso lo sconosciuto, in seguito a ciò Berardo è disposto a sacrificare la sua vita per la libertà del compagno di cella e dei Cafoni.
La rivoluzione prende corpo in tutta Italia, e gli ideali dei rivoluzionari si fanno largo anche nelle menti dei fontamaresi che si rendono redattori di un giornale contro la dittatura.
La reazione fascista è però secca o sanguinaria, i fontamaresi sono massacrati e i pochi superstiti sono costretti a fuggire all'estero, nonostante l'unica realtà che conoscessero fosse quella di Fontamara e dei paesi limitrofi.

PERSONAGGI

Cav. PELINO: incaricato dall'Impresario, fa firmare ai fontamaresi dei fogli bianchi che si riveleranno poi una petizione per la deviazione del loro ruscello sulle terre dell'Impresario.

BERARDO VIOLA: uomo di imponente stazza fisica, autore di molte azioni di vendette contro i soprusi e grande lavoratore.
É innamorato di Elvira ma il suo orgoglio gli impedisce di sposarla perché, anche se fa di tutto per ottenerne, egli non possiede terra.

don CIRCOSTANZA: detto l'amico del popolo, finge di essere amico dei fontamaresi per convenienza, ma ad ogni occasione li raggira per fare i propri interessi o quelli altrui.

l'IMPRESARIO: uomo arrivato nella zona del Fucino che, grazie all'appoggio di una banca e delle autorità, si impossessa di tutto quanto possibile, con mezzi più o meno leciti.

FILIPPO IL BELLO: cantoniere, fa parte del gruppo di camicie nere che assalgono Fontamara.

NARRATORE NARRAZIONE

In Fontamara la narrazione si sviluppa in prima persona ma, nel corso dei dieci capitoli, poi cambia, assumendo via via la voce di Giuvà, di Matalé e del loro figlio Antonio.
L'unica presenza diretta di Silone come protagonista si ha nella il resto è narrato dai tre cafoni a Silone stesso, che con gran sorpresa trovò una sera sull'uscio della sua abitazione, seduti contro la porta quasi addormentati.
Silone non esitò a riconoscerli come fontamaresi, poiché anch'egli visse i primi vent'anni della propria vita in quella contrada.
Nella prefazione Silone narra che i tre "protagonisti", una volta entrati nella sua abitazione, hanno cominciato a raccontare le tristi disavventure capitate a loro e a tutti gli altri compagni di Fontamara.
La storia dunque vede il susseguirsi delle vicende descritte dai cafoni in prima persona, perché ognuno narra ciò che personalmente gli è accaduto, come Silone cita nell'ultima frase della prefazione: "Si lasci dunque ad ognuno il diritto di raccontare i fatti a modo suo".

Il libro è di chiara impronta antifascista e vuole sottolineare i sopprusi che venivano costantemente fatti alle povere persone del sud d'Italia.
ilone scrive Fontamara essenzialmente per darci un esempio di come il disagio, soprattutto nel sud, venisse rasentato la miseria e come, attraverso personaggi approfittatori, i cafoni e il popolo più in generale, venissero raggirati in qualsiasi situazione.
I contadini, essendo per la maggior parte analfabeti non comprendessero che i "potenti" li trattavano come degli stupidi, non considerando importandosene delle loro condizioni.
D'altra parte però si capisce chiaramente anche che i cafoni non vogliono reagire più di tanto, preferendo vantaggi immediati a miglioramenti futuri, per paura delle conseguenze.
Ma con questo romanzo Silone vuole darci un messaggio coraggioso di speranza e di ottimismo: la proposta di un mondo che non ha conflitti di classe, di religione, di difesa egoistica, di privilegi, ma che nasca in modo da essere socialmente giusto per tutti.

Il libro porta un messaggio chiaro che secondo me è giusto ma la storia in se non mi è piaciuta molto proprio per il genere nel quale sono pochi i momenti nei quali il lettore non sa cosa succederà in seguito.

Bianchini Filippo