IL PODERE

di F.Tozzi


BIOGRAFIA DELL'AUTORE


Federigo Tozzi nacque a Siena nel 1882 da una famiglia contadina trasferitasi in quella città.
Il padre aveva una trattoria dalla quale ricavava il necessario per vivere e anche qualcosa in più.
Uomo sanguigno, autoritario e manesco, dominava completamente la famiglia. Con i risparmi riuscì ad acquistare due poderi in quel di Siena che lo resero di più che un semplice trattore. Ebbe comunque con il figlio un rapporto difficile.
La madre era invece una trovatella dalla malferma salute, soggetta a crisi epilettiche; prima di Federigo aveva messo al mondo sei figli, tutti morti precocemente tuttavia, e perse lei stessa la vita quando il nostro scrittore aveva soltanto dieci anni.
Il bambino, iscritto al ginnasio arcivescovile della città, non sembrava portato per gli studi, tanto che fu ritirato dalla scuola e successivamente iscritto all'Istituto di Belle arti.
Espulso per cattiva condotta, passò alle scuole tecniche. Durante la gioventù fu colpito da una malattia agli occhi che lo costrinse a stare al buio per diversi mesi; quando finalmente guarì, non volle subito uscire dalla sua camera e riprendere la vita normale, manifestando un certo turbamento psichico.
Nel 1907 si innamorò di Emma Palagi, desiderò allora avere un lavoro che lo rendesse indipendente.
Lo cercò prima a Roma, ove provò ad entrare nel giornalismo, poi in un Ministero.
Nella capitale entrò in contatto con altri letterati e divenne in particolare amico di M. Moretti, Rosso di San Secondo, L. Pirandello e soprattutto di G. A. Borgese che diverrà poi il curatore della pubblicazione delle sue opere.
Vinse alla fine un concorso alle ferrovie grazie al quale fu assunto ed inviato a Pontedera, per essere dopo non molto trasferito a Firenze.
Mortogli il padre, ereditò i due suoi poderi.
Solo allora potè sposarsi e decise di lasciare il lavoro per occuparsi della amministrazione dei suoi beni.
Cominciò contemporaneamente a dedicarsi alla letteratura collaborando con alcune riviste letterarie e finalmente fondandone assieme a D.Giuliotti egli stesso una che denominò La Torre e che definì "organo della reazione spirituale italiana".
La rivista aveva un chiaro programma politico-religioso sintetizzato nella dichiarazione: "In religione, cattolici apostolici romani; in politica, imperatore consacrato dal Papa e per i demagoghi il Boja; in letteratura, ciò che siamo e come siamo, vale a dire toscani; e tanto basta".
Il suo primo romanzo di valore fu "Con gli occhi chiusi" che uscì nel 1913.
L'anno successivo si trasferì a Roma assieme alla famigliola.
Scoppiata la guerra entrò come volontario nella Croce Rossa.
Morì nel 1920 all'età di 37 anni a causa di una polmonite.

LA TRAMA


È la storia della decadenza di un podere e della distruzione morale e fisica del suo proprietario, Remigio.Questi è vissuto lontano dalla matrigna, Luigia, e dal padre, Giacomo, in quanto quest'ultimo ospita in casa l'amante Giulia; quando il padre muore, Remigio torna, scaccia Giulia e tenta di prendere il posto del padre, ma con scarso successo; inoltre, Giulia, che dal defunto si aspettava una grossa eredità e che non aveva ottenuto nulla essendo mancato al morente il tempo di compilare il testamento, decide di vendicarsi servendosi di due falsi testimoni che, per odio verso il vecchio padrone, accettano d'avvalorare una sua richiesta di pagamento di un presunto credito.
L'intero racconto si snoda attraverso la stizza di Giulia, che vuole il denaro per il quale si era prostituita tutti quegli anni, l'odio ancestrale di alcuni, tra cui principali Chiocciolino (che arriverà a denunciarlo per conto suo e bruciargli una montagna di grano d'ingente valore) e Berto (il bracciante che arriverà ad ucciderlo con l'accetta), attraverso l'ambiguo il mutevole stato d'animo della matrigna, bisognosa di quell'affetto e quel rispetto mai ottenuti dal consorte ma non per questo meno diffidente, sempre più pronta a tramare con il suo avvocato piuttosto che a parlarne con il figliastro, attraverso la figura patetica di Ricciolo, unico dei braccianti a provare simpatia per Remigio, e ad appassionarsi alle vicende del podere sino all'episodio del vitello comprato personalmente, curato con affetto e diventato motivo d'orgoglio, e l'indifferenza degli avvocati, tutti più o meno interessati unicamente al loro guadagno Remigio viene distrutto perchè sceglie di vivere in un mondo in cui sopravvivere è combattere, ed egli non ne è capace; tutte le persone che lo circondano, anche quelle che gli vogliono bene (Luigia, Ricciolo) e quelli che lo odiano (Berto, Chiocciolino) antepongono il proprio interesse ai propri sentimenti: la lotta giornaliera contro gli altri non, è infatti, una scelta, ma un'abitudine, una caratteristica, quasi un obbligo sociale, su di cui s'innestano i fatti ed i sentimenti.
Remigio rappresenta l'uomo che rifiuta la comunità come insieme di persone che si contendono il benessere e che, per questo, rifiuta, resta il più debole, sopraffatto persino da un povero bracciante.

RAPPORTO INVENZIONE REALTA'


La struttura economica e sociale,la mentalità e i modelli di comportamento sono tipici del periodo di ambientazione e dei luoghi del romanzo.

PERSONAGGI


I personaggi del romanzo sono molti: infatti molti abitanti del paese vicino a Siena prendono parte alla vicenda in modo più o meno importante.
Remigio,il proprietario del Podere in questione sicuramente è il personaggio principale,giovane inesperto e molto ingenuo oltre che sfortunato.
Un ruolo importante lo ritagliano anche la Matrigna,l'antagonista Giulia,l'amante del padre,i vari avvocati e i dipendenti del Podere . . .alcuni leali e fedeli col nuovo padrone altri schierati dalla parte di Giulia.

INTRECCIO E RITMO NARRATIVO


Il romanzo è raccontato nel momento in cui avvengono i fatti quindi il narratore non sa niente sui fatti futuri ma avanza solo delle ipotesi.
Il ritmo è costante e decisamente lento dovuto soprattutto alle lunghe riflessioni da parte dei vari personaggi.

LINGUA E STILE


Il linguaggio utilizzato da Tozzi è sicuramente ricercato e un pò obsoleto.
Vengono spesso usati termini di uso poco comune o comunque relativi al campo agricolo che vengono chiariti da numerose note di spiegazione.
Commento: La visione pessimistica di Tozzi è vasta, vittime appaiono un pò tutti gli individui.
Questo accentuarsi del pessimismo dello scrittore emerge anche da una serie di episodi che costituiscono l'espressione della cattiveria dei contadini nei confronti di un ricco proprietario come Remigio, che però non ha alcun merito per la ricchezza che possiede.
Il mondo appare dunque dominato dall'odio, dall'egoismo, dalla volontà di vendetta; i valori cristiani della fratellanza, della solidarietà sociale, dell'amore sembrano invece tutti completamente negati e respinti dall'umanità.
E ancora una volta lo scrittore non indica cause di natura politica, sociale, economica.
Con ciò indirettamente alludendo ad una legge d'ordine metafisico, trascendente, alla quale l'uomo non si può sottrarre.