G.A. BORGESE

RUBE'

NOTA BIOGRAFICA

Giuseppe Antonio Borgese nasce a Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, il 12 novembre 1882. Nel 1899 si inscrive alla facoltà di lettere dell'Università di Palermo, l'anno successivo si trasferisce a Firenze dove frequenta l'Istituto di Studi Superiori.
Nel 1905 pubblica la sua tesi di laurea. In questi anni collabora con varie riviste fiorentine.
Nel 1909 Borgese insegna Letteratura Tedesca all'Università di Torino. L'anno successivo si trasferisce all'Università di Roma, dove rimane fino al 1917; successivamente passa all'Accademia Scentifico Letteraria di Milano e nel 1926 ricopre l'insegnamento di Estetica all'Università Ambrosiana.
Per non venire a compromessi con il fascismo nel 1931 su trasferisce in America, dove rimane fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. In questo periodo si dedica all'insegnamento universitario : da prima Storia della Critica ed Estetica all'Università di California, poi Letteratura comparata italiana allo Smith College e poi all'università di Chicago.
Rientrato in Italia viene reintegrato nella cattedra di Milano.
Sposa in prime nozze Maria Freschi, letterata e poetessa, da cui ha due figli: Leonardo e Giovanna. Negli Stati Uniti incontra Thomas Mann, a cui si lega con forti vincoli di amicizia, e non solo: conosciuta la figlia di questi, Elisabeth, se ne innamora e, divorziando dalla prima moglie, la prende come sposa.
Muore imporvvisamente a Fiesole il 4 dicembre 1952.
Nella sua vita pubblica opere di vario genere : nel 1922 pubblica Le poesie, raccolta di versi composti tra il 1914 e il 1919; pubblica alcuni romanzi, quali Rubè (1922) , I vivi e i morti (1923) ; si dedica inoltre ad opere teatrali (L'arciduca, 1924 e Lazzaro, 1925) ed anche alla saggistica.
Scrisse inoltre un opera amiricana chiamata Goliath, the march of faschism.

RIASSUNTO DELLA VICENDA

Il libro narra le vicenda di Filippo Rubè, un uomo nato per essere eletto deputato al Parlamento Regio,nel collegio di Calinni, un paese del Sud d'Italia, ma che i fatti della vita e della Storia condurranno verso un tragico epilogo.
Borgese fornisce la chiave di lettura necessaria per inquadrare Filippo, descrivendolo come un uomo che vive senza memoria, sopportando il presente ed attendendo un futuro di cui teme l'instabilità. Un sintomo di malessere morale che tende a coinvolgere anche la sfera fisica. La tensione nervosa gli provoca dolori alla cervicale; Rubè accusa squilibri di temperatura e di peso, e questo gli causa talvolta squilibri motori.
Rubè, nonostante questi problemi, si reca a Roma nella bottega dell'Onorevole Taramanna, portandosi dietro tutto ciò che gli serve per intraprendere la carriera politica : "una logica da spaccare il capello in quattro, un fuoco oratorio che consumava l'argomentazione avversaria fino all'osso e una certa fiducia d'essere capace di grandi cose".
Con l'arrivo della prima Guerra Mondiale Filippo si scopre Interventista fin dall'inizio. Si arruola tra i primi (facendosi raccomandare dal padre di colei che presceglierà come futura consorte), e viene mandato nelle retrovie. Attanagliato dal panico di poter scoprire di aver paura, fa di tutto per farsi mandare al fronte e quindi fa di tutto per esporsi al fuoco. Quando finalmente riesce a farsi colpire, ottiene il duplice obiettivo di essere rimandato a casa e di venir considerato un eroe. Questo sarebbe un successo, ma a Rubè, sempre coerente nella sua nevrastenia non basterà.
Nel suo comportamento con le donne è altrettanto nevrotico e autolesionista. Rubè è fortemente attratto da Mary, una donna bella, ricca e pervicace. Ma, scrive Borgese , Mary è "troppo ricca perchè le sue speranze osassero guardare fino a lei".
Piuttosto Rubè rivolge le proprie attenzioni alla non meno bella Eugenia, figlia di un capitano d'artiglieria. Ma il nome di questi è macchiato dalla fuga della moglie, scappata con un attendente. Una cicatrice indelebile nella società borghese di quei tempi. Eugenia è per Rubè la donna ideale a cui non legarsi, una donna sempre pronta a essere abbandonata. La prende in un letto d'infermeria, ne fa la sua amante in albergucci nei dintorni di Roma. Finalmente, a Milano, la sposa, ma solo a guerra finita e dopo un lungo soggiorno in Francia.
A Parigi frequenta il salotto di Celestina Lambert, moglie di un generale francese, "una perfetta sposa, una perfetta madre, una perfetta francese, una perfetta musicista, una perfetta bellezza". Con lei intreccia una tenera amicizia che è forse l'unico sentimento sincero a cui si abbandona nel corso della vita. Terminato il Conflitto Mondiale Rubè ritorna in Italia e trova lavoro a Milano. Qua però, a causa di affermazioni inopportune a favore del Bolscevismo, si ritrova in breve tempo senza lavoro.
Preso dallo sconforto della sua vita si dà al gioco d'azzardo e grazie alla fortuna riesce a vincere un buon gruzzolo di denaro. Con questi soldi prende un treno in direzione di Parigi, ma si ferma prima, presso il Lago Maggiore. Qua reincontra, per caso, Celestina Lambert, con la quale ha rapporti amorosi per vari giorni. Fino alla disgrazia : un giorno i due amanti infatti, in gita in barca sul lago, vengono colti alla sprovvista da una tempesta e Celestina muore.
Questo fatto porterà Filippo alla pazzia quasi totale. Egli inizierà a girovagare per l'Italia per mezzo del treno, fino a giungere a Bologna dove si ritroverà coinvolto, suo malgrado, in un corteo bolscevico. Qua morirà, schiacciato dagli zoccoli di un cavallo della Cavalleria venuta per sedare la rivolta.

PERSONAGGI

- Filippo Rubè : il libro parla della sua storia, dalla sua venuta a Roma per divenire politico fino al tragico epilogo della sua vita, la morte a Bologna.
- Eugenia Berti : figlia del maggiore Berti, diviene prima amante e poi sposa di Filippo. Viene descritta come una donna affascinante, ma Filippo non la tiene mai completamente in considerazione nel corso della sua vita, e probabilmente non se ne innamora mai realmente, tanto che non esita a tradirla.
- Celestina Lambert : è la sposa di un ufficiale Parigino. E' descritta come donna di grande fascino, molto giovane ed attraente. Filippo se ne innamora, ed arriva ad amarla durante la gita sul Lago Maggiore. Muore tragicamente nell'incidente in barca, nel quale è coinvolto anche Filippo.
- Federico Monti : è inizialmente il migliore amico di Filippo. Esercita la professione di medico, fino a quando non si trova costretto a farsi amputare una gamba. Si sposa con Mary, con la quale vive.
- Mary : donna per la quale Filippo si invaghisce inizialmente, ma a cui non punta realmente perchè ritenuta troppo ricca per la sua condizione. Si sposa con Federico, dal quale ha anche una bambina, chiamata Juja, che però morirà prematura.

NARRATORE - NARRAZZIONE

Il narratore è unico ed è esterno alla vicenda. Può essere considerato onniscente, tanto che riesce ad entrare nei pensieri di Filippo. Narra principalmente i fatti nell'ordine in cui si svolgono, e si limita a commentare saltuariamente la vicenda.

INTRECCIO E RITMO NARRATIVO

Nel libro non sono presenti flash-back e l'intreccio corrisponde prevalentemente con la fabula. Sono presenti molte pause nelle quali vengono descritti i pensieri di Filippo, i pensieri prodotti dalla sua "pazzia". Il ritmo narrativo varia molto dai momenti dei discorsi diretti (piuttosto veloci) a quelli di riflessione del personaggio (lenti ed intricati).

LINGUA E STILE

Il lessico è ricercato, e sono spesso presenti periodo di grande durata. Questo porta a una lettura piuttosto complicata. A questo si contrappone l'uso frequente del discorso diretto, nettamente meno ricercato e di più facile lettura.
Inoltre Rubè fa uso del monologo interiore.

INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA :

L'autore contrappone due visioni opposte della vita : quella dell'insicurezza esistenziale di Filippo e la sua ricerca della felicità, e quella invece serena di Federico.
Rubè è un personaggio itinerante e c'è indubbiamente uno stretto parallelismo tra la sua tormentata ricerca esistenziale e i suoi spostamenti in luoghi sempre provvisori, sedi di mancati appuntamenti con la felicità. Si tratta di una ricerca fallimentare che conduce Rubè all'annichilimento e infine alla morte. A Rubè si contrappone Federico Monti, con la sua filosofia serena e distaccata, nutrita di letture classiche, la sua accettazione della guerra come espressione della volontà di Dio, la sua composta dignità.
Anche su Federico cade però, alla fine della vicenda, l'infelicità, dovuta alla menomozione fisica ed alla morte della figlia.
L'autore punta quindi su una visione della vita moltro traumatica, che si conclude con l'infelicità per la maggioranza dei personaggi.

BREVE COMMENTO LIBERO :

Il libro mi è piaciuto abbastanza, ed è riuscito a coinvolgermi nella vicenda, anche se non è di facile lettura.