Il padre di Perceval muore in guerra e la madre, non volendo che anche il figlio faccia la stessa fine, proibisce a chiunque di entrare armato nel suo castello e non fa usare al giovane Perceval neanche i coltelli per tagliare la carne che veniva servita in tavola. Ma il giovane cresce, e gli sforzi della madre non servono: egli decide di diventare cavaliere.
In lacrime la donna gli spiega come un gentiluomo debba comportarsi, ma i suoi insegnamenti risulteranno inutili.
In sella ad un cavallo, Perceval lascia la madre al ponte levatoio del suo castello dove ella morirà poco dopo.
Iniziano così le sue avventure: egli non può ancora essere chiamato cavaliere, perchè non conosce nè l'amor cortese, nè la gentilezza di cui un nobil uomo non può fare a meno; così quando incontra delle fanciulle, le bacia con violenza contro la loro volontà e quando entra nelle loro case, mangia e beve tutto ciò che vuole.
Poi incontra un vecchio saggio che gli spiega le virtù di un cavaliere e come diventarlo.
Galoppa galoppa, arriva al castello di Re Artù, da dove vede uscire un uomo a cavallo con una "coppa d'oro" e una lancia: gli stessi oggetti che lo avevano tanto meravigliato quando un giorno, in una foresta, li aveva visti portare in processione.
Lo stesso giorno, davanti alla lancia e alla coppa, rivede una ragazza di cui aveva approfittato appena uscito dal suo castello: egli ora è un cavaliere e le si butta ai piedi chiedendole perdono, ma il marito, a conoscenza di ciò che Perceval aveva fatto con la sua donna, vuole sfidarlo. Con estrema facilità Perceval sconfigge l'antagonista e ...