Peter Hoeg viene descritto dalla critica come uno dei migliori narratori della sua generazione e ha molto successo nei paesi scandinavi.
Con questo libro però entra nel cuore dei lettori di tutto il mondo e ci colpisce nel profondo.
Leggere questo libro vuol dire entrare in un nuovo mondo, fino ad ora inesplorato, conoscere il fascino di paesaggi in cui la natura si rivela nei suoi estremi.
Hoeg non ci consegna solo un capolavoro di suspance, ma una protagonista ribelle, ostinata, dura da sconfiggere e difficile da dimenticare. Smilla infatti è una ragazza molto intraprendente, ma per conto mio anche molto sola. Il suo unico rapporto affettivo lo ha con Esajas, un bambino del suo palazzo, il quale però muore scivolando giù da un tetto. Tutti lo classificano come un incidente: "Il bambino giocava ed è caduto...", ma Smilla sente dentro di sè che non è stato un incidente. Lei conosceva bene Esajas e sapeva che il bambino non sarebbe mai andato a giocare sul tetto per il semplice fatto che aveva paura dell'altezza e Smilla vuole scoprire cosa abbia spinto Esajas fino lassù.
Così mentre la città si prepara a celebrare il Natale e l'inverno ammanta ogni cosa, Smilla si trova pericolosamente a confronto con una serie di personaggi inquietanti, coinvolta in un'indagine personale, destinata a portarla lontano , in un punto deserto della calotta polare. E là fra quei ghiacciai che conosce, teme e allo stesso tempo ama, Smilla troverà quella verità nascosta che cerca e che forse ha sempre cercato.
Consiglio questo romanzo a tutti coloro che amano questo genere di libri gialli ma con un tocco di fantascienza. Il finale è inaspettato, unico, ed è per questo che mi ha colpita molto.