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Pinamonte Bonacolsi
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Pinamonte emerge presto nel panorama cittadino. Sono anni complessi, in cui
convivono realtà contraddittorie, come l'istituzione del "capitanato
del popolo", una carica senza ereditarietà ma che in realtà,
tramite l'associazione d'un parente, permette un effettivo passaggio di
potere all'interno della medesima famiglia. E sempre più spesso
l'imperatore legittima i signori delle città concedendo loro il
"vicariato imperiale". Nel 1239 Pinamonte figura come "anziano" nel consiglio
della Repubblica e partecipa alla pace con Verona in rappresentanza del
Comune di Mantova. Cercando il consenso popolare nel 1269 si dichiara
difensore della città contro gli Estensi mentre nel 1272 l'Assemblea
generale oppone alla magistratura del "podestà forestiero" due rettori
al fine di controllarne le funzioni. Tra le prime coppie di rettori, detti
vicari, compaiono lo stesso Pinamonte e Federico conte di Marcaria (prima di
allora Pinamonte si era associato con Alberto Casaloldi, poi con i conti da
Riva e i conti di Marcaria e con questi si era impegnato per esiliare le
fazioni opposte). Pinamonte firma i patti di pace con Ferrara (cercando così
di neutralizzare la minaccia estense) e con Verona (allo scopo di rinnovare
l'alleanza).
Ma a Pinamonte serve un posto di maggior rilievo: nel 1273: si libera del
conte di Marcaria e dei populares. Viene però nominato
Ottonello Zanecalli, che condivide con Pinamonte le responsabilità amministrative.
A questo punto la storia si mescola con i toni cupi della leggenda. Pare
infatti che il povero Ottonello fosse invitato da Pinamonte con l'inganno e
che fosse stato trucidato con il suo servo sulla soglia. Il delitto
risalirebbe a una data collocabile tra il 1274 e il 1276 ma per Quazza non
fu vero assassinio. Lo storico annota infatti come nel 1277 si citasse ancora
Ottonello e che quindi sarebbe più probabile che egli fosse stato
solamente bandito dalla città.
Qualunque sia la realtà si sa che nel 1277 Pinamonte da rettore è
nominato "capitano del popolo" e che nel 1279 è "capitano generale di Mantova".
Invano le fazioni opposte e i nobili in esilio tramano una congiura (variamente
indicata tra il 1276, 1277 o il 1287): molti saranno scoperti e giustiziati mentre
sempre più si inasprisce un regime di tipo poliziesco.
Antica residenza dei Bonacolsi, ora Palazzo Castiglioni
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È il 1285 quando
Pinamonte si sbarazza dei Riva e dei da Saviola, considerati amici del Comune.
Nel 1287 Pinamonte e i figli sono nominati cavalieri dell'Ordine Teutonico.
Con il 1291 si può considerare conclusa la sua attività politica,
testimoniata dal Liber Privilegiorum, antecedente degli Statuti,
che rivela nella
sua struttura come i Bonacolsi si pongano nelle vesti di continuatori diretti della
tradizione comunale. Pinamonte infatti né sopprime né riforma
profondamente gli statuti comunali, segno d'un forte rispetto. Il capostipite
bonacolsiano muore il 7 ottobre 1293 (secondo altre fonti nel 1289 o nel 1290)
e viene sepolto nella chiesa di S. Paolo.
Edifici e territori specchio del potere
Ma quali furono i segreti di Pinamonte? Senza dubbio una politica estera sempre
attenta, affiancata a una politica interna volta a favorire la propria famiglia.
Anche lo spazio è testimone di una crescita costante nel cuore della città.
Torre dello Zuccaro, già esistente
nel periodo Bonacolsiano
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Sempre più l'attuale piazza Sordello diventa il centro del potere di
Pinamonte, attento ad acquisire gli edifici prospicienti. Nel 1265 egli risiede in
alcuni edifici collocati tra la chiesa di S. Maria Mater Domini e il Fossato dei
Buoi, mentre nel 1273 acquista altre case in piazza S. Pietro. Il palazzo più
imponente del periodo di Pinamonte, ancora oggi presente in piazza Sordello (tra
la Torre dello Zuccaro e il voltone), è quello acquistato da De Barberis e
Sartoris, oggi detto Palazzo Castiglioni.
Negli stessi anni i simboli del potere
bonacolsiano svettano verso il cielo, nelle figure slanciate delle tre torri:
la Torre della Gabbia (nell'attuale via Cavour, acquistata nel 1281),
la Torre
oggi detta di Passerino che guardava verso la cattedrale, la Torre dello Zuccaro
(nell'attuale via Tazzoli, acquistata nel 1273 dai Ripalta).
E se gli edifici sono il segno tangibile del potere in città, in provincia
si susseguono le acquisizioni territoriali: nel 1273 Pinamonte acquista dai
Turisendi terre e signoria di Castellaro, nel 1278 con l'inganno (o almeno così
affermano gli storici) toglie il comune di Mantova ai Gonzaga. Dopo il 1288 Villimpenta, Marcaria e Suzzara subiscono lo stesso destino.
(p.a.)
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