La salita al potere e i titoli acquisiti
FRANCESCO I quarto capitano generale di Mantova (1366 - 1407)
(Collezione di Ambras)
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Francesco I, unico maschio legittimo di Ludovico I, successe sedicenne al padre nel 1382 ricevendo
un'ingente eredità in contanti e il vicariato imperiale. Solo nel 1388, alle soglie della maggiore
età, ricevette il capitanato generale da parte del Comune di Mantova, durante una sontuosa
cerimonia che lo vide accogliere il bastone del comando dal Massaro di fronte alla cattedrale. Nello
stesso anno il maggior consiglio di Venezia lo aggregava alla nobiltà della "Serenissima".
La figura di Francesco è indice straordinario della condizione ormai matura della famiglia
Gonzaga per approdare ad una condizione feudale sancita da un'autorità indiscutibile lasciando
la precarietà dello stato di signoria. Ecco allora i due diplomi, sollecitati e ottenuti
da Francesco. Dapprima, nel 1394, quello di papa Bonifacio IX, quindi, nove anni più tardi (nel 1403)
quello emanato da re Venceslao, monarca di Boemia e già reggente del Sacro Romano Impero.
Il papa, da parte sua, nominava Francesco - con la condizione che si riconoscesse vassallo della Chiesa
- conte di Gonzaga (titolo trasmissibile ai discendenti che venne raramente usato da Francesco);
Venceslao lo elevava invece alla dignità di marchese di Mantova. Titolo prestigioso e
trasmissibile, che donava a Francesco la nobile carica di vassallo dell'impero, che però bon gré
mal gré mai utilizzò. Sfortuna volle infatti che Venceslao fosse stato deposto dai principi
elettori dell'Impero più di un anno prima e che quindi ogni suo atto sottoscritto in veste di sovrano
dell'Impero medesimo era nullo in quanto illegittimo. Né d'altra parte si concretizzò la
speranza di Francesco che Venceslao tornasse sul trono.
La vita
MARGHERITA MALATESTA moglie di Francesco I,
quarto capitano generale di Mantova
(m. 1399)
(Collezione di Ambras)
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Due gli obiettivi della politica italiana di Francesco: affrancarsi senza fratture insanabili dalla
soggezione ai Visconti e liberarsi da antichi vincoli ed attriti nei confronti degli abati di Polirone.
Non fu facile invero liberarsi dalla "sottomissione" milanese: non va dimenticato che Francesco aveva
sposato nel 1380 Agnese Visconti, figlia di Bernabò. La triste e bella Agnese si trovò al
centro di una vicenda complessa, scatenata anche a causa del colpo di Stato operato da Gian Galeazzo
Visconti nei confronti di Bernabò (Agnese si scagliò contro l'usurpatore, accogliendo a
Mantova gli esuli milanesi e minacciando così l'esistenza stessa dello Stato mantovano nei confronti
del nuovo potentissimo signore di Milano), che si concluse con la sua decapitazione avvenuta il 7
febbraio 1391 sotto l'accusa, probabilmente infondata, di adulterio. Il suo corpo fu sepolto, insieme a
quello dell'amante - ammesso che fosse mai intercorso un rapporto d'amore tra i due - Antonio da
Scandiano nel brolo, ossia nell'attuale Piazza Pallone. Dal matrimonio era nata solo una femmina: Alda,
che sposò Francesco Novello da Carrara, signore di Padova.
Due anni dopo Francesco sposò
in seconde nozze Margherita Malatesta, grazie alla quale riuscì finalmente ad avere un erede un
maschio (più un paio di femmine) di nascita legittima (numerosi erano infatti i suoi figli naturali).
Un matrimonio foriero anche di inaspettati sviluppi: nei geni della Malatesta si nascondeva (quasi
nemesi per l'uxoricida) la famigerata gibbosità che per tanto tempo afflisse la famiglia Gonzaga.
La sua politica continuò ad essere formalmente filomilanese, ma numerosi furono gli ossequi dati
alla Serenissima, tanto che quando si aprì l'inevitabile scontro tra le due grandi potenze
del Nord Italia Mantova entrò nella lega filoveneziana.
Nel 1400 il Visconti capitolò e con lui la sudditanza milanese del Mantovano ebbe fine.
Francesco I morì
il 7 marzo 1407 a Cavriana. Secondo alcuni storici infine la nemesi di Agnese Visconti si sarebbe
abbattuta su Francesco attraverso il suo ritratto. La consueta immagine che ritrae il quarto capitano
sarebbe in realtà l'effigie di Agnese, eternata al posto del marito, del quale sarebbero per
sempre perduti i lineamenti. Certo è che l'aspetto femminile ed affatto guerresco con cui appare
raffigurato Francesco I (si vedano ad esempio le rappresentazioni di Ambras o del Possevino)
sembra confermare questa ipotesi.
L'operato di Francesco I
Francesco viene ricordato come attivo costruttore e legislatore. A lui si deve l'aggiornamento dei
vecchi statuti bonacolsiani e lo sviluppo di un'importantissima comunità ebraica.
Grazie alla sua volontà vennero elevati il castello di San Giorgio ed il Santuario delle Grazie
(innalzato nel 1399 come esaudimento di un voto fatto durante una pestilenza), entrambi opere
(almeno così gli storici tramandano) di Bartolino Ploti da Novara. Sempre con Francesco vi fu
il perfezionamento della vecchia chiusa di Governolo e il rifacimento del duomo su disegno dei fratelli
veneziani Jacomello e Pietropaolo dalle Masegne, autori del secondo San Marco di Venezia.
(p.be.)
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