TERZO CAPITANO GENERALE DI MANTOVA
LUDOVICO I terzo capitano generale di Mantova (1334 - 1382) (Collezione di Ambras)
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La presa di potere
Personaggio dipinto come tetro e insignificante, Ludovico I, terzo capitano generale di
Mantova, è soprattutto ricordato per fratricidio. Dopo aver eliminato Ugolino con la complicità
del fratello Francesco, Ludovico si liberò anche di quest'ultimo aprendosi la strada al
potere, il che gettò su di lui il sospetto di avere ordito entrambe le congiure. D'altra
parte ricorda Marani: "C'è ad ogni modo un forte contrasto tra le memorie che concernono
la giovinezza di questo Gonzaga e quelle che riguardano il non lungo periodo, del suo governo.
Da una parte si condanna l'ambizione feroce del cadetto, magari favorita da trame politiche
esterne, comunque portata fino all'attuazione dei crimini di cui si è detto; dall'altra
si riconosce la clemenza, la liberalità e la rettitudine del signore, il quale, movendosi
con saggezza e discrezione tra le insidie dei conflitti dell'epoca, seppe servire con dignità
gli interessi dello Stato e guadagnarsi la riconoscenza della popolazione. Si direbbe che l'uomo
abbia finito con l'intendere il potere come strumento di riscatto dal modo torvo col quale lo
aveva conquistato". Alla morte del padre Guido nel 1369 Ludovico non venne immediatamente
proclamato capitano generale di Mantova da parte del consiglio del Comune cittadino, che era
diviso tra una conferma del potere ai Gonzaga ed un ritorno alle vecchie norme del governo
comunale. Fu questo un tentativo comprensibile ma irrealizzabile e nel clima di discordia sociale
in cui versava la città in soli sei mesi Ludovico I del Gonzaga sembrava l'unica scelta
plausibile per il bene di Mantova. Ludovico ebbe il mandato comunale nella primavera del 1370.
ALDA D'ESTE moglie di Ludovico I terzo capitano generale di Mantova (1333 - 1381) (Collezione di Ambras)
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Il governo: sulle tracce del fratello Ugolino
Da subito il suo operato si sviluppò lungo le linee tracciate dallo scomparso Ugolino:
da un lato la necessaria convivenza pacifica con Milano e dall'altro la fondamentale relazione
economica con Venezia. Ludovico si dimostrò invero estremamente abile negli affari,
accumulando ben presto una notevole fortuna. Nel 1377 riuscì infatti a restituire agli
Scaligeri quei trentamila fiorini d'oro che il nonno Luigi aveva avuto in prestito da Cangrande.
Con questo atto Ludovico liberò da ogni ipoteca il possesso delle terre di Casteldario,
Canedole e Bonafisso, che erano state date in pegno. Risalgono a Ludovico concrete opere edilizie,
soprattutto fortificazioni di vari centri del territorio e dei suoi palazzi cittadini (oggi la
parte di Palazzo Ducale indicata col nome di "Corte Vecchia").
La vita
Fu oggetto di un paio di complotti
tramati da consanguinei (ricordiamo ad esempio quello mosso contro di lui nel 1373 da Antonio
Gonzaga), abilmente sventati anche grazie ad un'efficiente polizia segreta e alla crescente
stima che veniva riposta in lui. Ludovico aveva sposato nel 1356 Alda d'Este, figlia del signore
di Ferrara, dalla quale ebbe due figli: un maschio, Francesco, destinato a succedergli, e una
femmina, Elisabetta, che sposò Carlo Malatesta di Rimini. Francesco sposò nel 1380
Agnese Visconti, figlia di Bernabò, rafforzando i legami con Milano, d'altra parte
necessari per contenere le pressioni Scaligere e funzionali ai Visconti per gli enormi interessi
commerciali che gravitavano sul Po. Due anni dopo Ludovico morì. Gli vennero tributate
onoranze imponenti. La sua salma fu sepolta in San Francesco nella stessa arca marmorea che aveva
già accolto la salma paterna.
(p.be.)
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