TERZO MARCHESE DI MANTOVA
A causa della spartizione del marchesato voluta da Barbara degli Hohenzollern di Brandeburgo, vedova di Ludovico, a Federico toccarono domini ben più ridotti
rispetto a quelli paterni: oltre alla corona marchionale e alla città di
Mantova erano di sua pertinenza le terre confinanti col Veronese e quelle di
Redondesco, Mariana, Medole, San Martino dall'Argine, Commessaggio, Gazzuolo
e Belforte. La dispersione di tali possedimenti e la necessaria difesa militare
del territorio implicò alcune permute con i fratelli: si giunse quindi ad
un accordo generale che in parte corresse lo smembramento del territorio gonzaghesco.
FEDERICO I terzo marchese di Mantova (1441 - 1484) (Collezione di Ambras)
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La vita
Nato il 25 giugno 1441, Federico Gonzaga si distinse per la cortesia e l'affabilità
dei suoi modi, per l'educazione "cortigiana" improntata su una solida cultura e
sullo schietto amore per le lettere e per le arti. Fu la madre artefice di tale
educazione, insieme agli insegnamenti di Vittorino da Feltre. Fu buon amico del
Mantegna se è vero che nella Camera Picta il maestro patavino lo ritrasse
con indulgenza, nascondendo nei drappeggi di una ricca giornea la gibbosità
dei Malatesta. Il suo governo durò solo cinque anni. Assunse il potere il
14 giugno 1478 e il 10 giugno 1479 l'imperatore rese ufficiale l'investitura del
marchesato. Anche Federico, come sembra, ebbe qualche screzio con i genitori, pare
a causa del matrimonio, contratto con la bavarese Margherita di Wittelsbach nel 1463
MARGHERITA DI BAVIERA moglie di Federico I, terzo marchese di Mantova (1445 - 1479) (Collezione di Ambras)
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forse su indicazione della madre, tedesca anch'essa. Ammaliato da una giovane mantovana
e non proprio attratto dalla bavarese, che gli storici del tempo descrivono sgraziata
e rozza, fu inviato a Napoli dalla madre per un periodo di riflessione. Il viaggio
fu però disastroso a causa dei briganti e della malattia. Accolto con ogni
onore dal re Ferrante d'Aragona, Federico tornò a Mantova conscio del proprio
dovere. Se il racconto del viaggio non ha riferimenti storici, non trovando
riscontri nella documentazione ufficiale, ma è piuttosto legato ad una
leggenda mantovana, certo è che Federico I impalmò Margherita di
Baviera con gran pompa nel 1463. Quindi l'unione proseguì senza lasciare
memoria di screzi e turbamenti. Dal matrimonio nacquero sei figli, tre maschi
(Francesco II, il futuro cardinale Sigismondo e Giovanni, da cui ebbe origine
il ramo dei Gonzaga di Vescovato) e tre femmine (Chiara, che sposò il conte
di Montpensier, Maddalena, sposa di Giovanni Sforza signore di Pesaro,
ed Elisabetta, duchessa di Urbino). La sgraziata principessa si dimostrò
moglie devota e sensibile, morendo però giovane, nel 1479, ad un anno
dall'ascesa al rango marchionale.
Gli impegni politici
La politica di Federico I fu sostanzialmente improntata a modello di quella paterna.
Nel 1483 accolse splendidamente Lorenzo il Magnifico in visita a Mantova, il quale
trattenne a lungo ammirando la città e i contributi dati dagli architetti e dagli
artisti toscani. Erano gli anni di Luca Fancelli, che dirigeva l'edificazione
della Domus Nova e di altri cantieri cittadini, tra cui quello di Sant'Andrea.
La vita militare
Federico I fu anche un buon soldato e un accorto politico. Militò
valorosamente per gli Sforza, ai quali era legato fin dal 1470; restò sempre
fedele e prezioso alleato degli Estensi, coi quali stava per stringere nuovi vincoli
di parentela; combatté onestamente e gagliardamente contro Venezia, senza mai
alimentare la sensazione di un accanimento perverso e feroce contro la Serenissima.
Il suo marchesato fu caratterizzato da una serie di flagelli naturali e da alcuni
attriti interni: ricordiamo il malumore generato dal comportamento di Francesco
Secco (marito di una sua sorellastra) ed Eusebio Malatesta (non consanguineo della
famiglia romagnola) suoi collaboratori, e il complotto contro il primogenito Francesco
escogitato dai fratelli cadetti Rodolfo e Gianfrancesco.
Federico I morì a soli quarantatré anni, il 14 luglio 1484, certo
amareggiato dal fatto di aver dovuto abbandonare Asola, precedentemente conquistata,
in ossequio di un trattato di pace tra Venezia e i suoi avversari. Fu sepolto
nella chiesa di San Francesco. La sua memoria è quella di un signore onesto
e generoso, collezionista attento di libri e di cose antiche, preoccupato di
difendere e di favorire lo sviluppo dello Stato di Mantova.
(p.be.)
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