QUARTO MARCHESE DI MANTOVA
Uno dei personaggi più caratteristici del Rinascimento fu certo
Francesco II, quarto marchese di Mantova, signore splendido,
forse non bello ma con un fisico da atleta, coraggioso in battaglia,
attento alle arti, marito di quella "prima donna del Rinascimento"
che forse fece passare in secondo piano le schiette qualità
del quarto marchese di Mantova: Isabella d'Este.
FRANCESCO II quarto marchese di Mantova (1466 - 1519) (Collezione di Ambras)
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La vita
Francesco II
nacque il 10 agosto 1466. Scomparso Federico nel luglio del 1484,
quando Francesco non aveva ancora compiuto diciott'anni, il nuovo
signore di Mantova ebbe l'investitura del marchesato dall'imperatore
Federico III alla maggiore età, nell'estate del 1485. A quel
tempo Mantova era una città sana, florida, ricca di 32.000
abitanti che abitavano tra le sue mura, mentre nel territorio vivevano
almeno altre centomila persone. Notevolissima la rendita annua, pari a
12.000 scudi d'oro. L'intento di Francesco era rivolto ad una serie di
migliorie della cosa pubblica: istituì gli ammassi del grano,
creò uno corpo con funzioni di polizia, incoraggiò l'agricoltura,
perfezionò il Monte dei Pegni, rivolse particolari attenzione
all'amministrazione della giustizia. Queste e altre lusinghiere
inclinazioni per l'amministrazione dello Stato non indicavano però
la sua vocazione al mestiere delle armi e ad un complesso poliedrico
di provocazioni intellettuali e fisiche (amante delle arti, autore di
poesie, attento alla bellezza femminile...). Proprio le intemperanze
d'amore, estese dalle corti alle bettole, gli procurarono la malattia
che lo condusse alla morte. Attento allevatore di cavalli realizzò
un allevamento che in breve diventò famoso in tutta
Europa: importando stalloni dall'Africa, dalla Spagna, dalla Svizzera
e dalla Turchia aveva creato la "Razza di Mantova". Si trattava di
animali splendidi, velocissimi e imbattibili nei palii, docili e
possenti in guerra. Le stalle del Te ospitarono anche più di mille
capi equini, tutti sceltissimi. Giovi ricordare inoltre che
imperatori e re preferivano, tra tutti i doni, una coppia dei cavalli
gonzagheschi. Purtroppo ai nostri giorni la specie è estinta,
ma sembra ne derivi la Razza Inglese.
Il suo governo
La politica di Francesco II fu
all'inizio filomilanese, poi si volse a Venezia che pagava meglio e
della quale voleva evitare eccessive e pericolose pressioni.
Il 1494 fu un anno fatale: avvenne infatti la discesa in Italia di
Carlo VIII di Francia, diretto a prendere possesso del trono di Napoli
ai danni degli Aragonesi. Una mossa fatta su istigazione di Ludovico
Sforza, detto il Moro, che bramava di impossessarsi di Milano ai danni
del nipote Gian Galeazzo, sposato con una figlia del re Alfonso di Aragona.
La facilità con la quale Carlo VIII prese i territori meridionali
colpì i potentati italiani che si organizzarono in lega. Ne fecero
parte Mantova, Venezia, Ferdinando il Cattolico (re d'Aragona e signore
di Sicilia e Sardegna), l'imperatore Massimiliano, Roma, pure Milano,
visto che Gian Galeazzo era morto ed ora il Moro temeva la presenza
francese. La battaglia, l'ultima svolta di taglio medioevale, si svolse
a Fornovo di Taro il 6 luglio 1495 e vide la lega assalire il convoglio
francese che procedeva appesantito dalle artiglierie e dal bottino.
Valoroso fu il comportamento del Gonzaga, che ebbe tre cavalli uccisi
durante la battaglia e perse anche alcuni famigliari. Carlo VIII,
nonostante la misera figura, riuscì a salvarsi. Una delle cause
del non completo successo ("se non vincitor, nono vinto almeno" ebbe
a dire il Tasso) fu la cupidigia delle truppe ed in particolare
dei mercenari, i famigerati "stradiotti", milizie balcaniche composte
di ottimi guerrieri ma assai avidi di preda. In ogni modo il fatto di
Fornovo fu ricordato come un grande successo. Francesco fu lodato
dalla Serenissima, che lo nominò capitano generale dei propri
eserciti e lo Sperandio coniò per lui una medaglia col motto
Ob restitutam Italiae libertatem.
La vita sociale
A causa di un voto espresso in
battaglia Francesco fece erigere la chiesa della Madonna della Vittoria,
in cui era custodita (fino al furto napoleonico) l'omonima pala
commissionata ad Andrea Mantegna ma pagata da un mercante ebreo che
aveva dimora nel luogo dove poi sorse la chiesa. Venne infatti
accusato di aver rimosso un'immagine mariana collocata sulla facciata
della casa e, nonostante avesse avuto tutte le autorizzazioni del caso,
il moto popolare contrario a tale atto iconoclasta fu sfruttato per
ottenere e dipinto e chiesa.
I rapporti esterni
Francesco di lì a poco subì
un notevole smacco morale: sospettato di abboccamenti coi francesi
venne allontanato dalla guida degli eserciti veneziani. Coniò
in quest'occasione l'impresa del crogiolo con l'emblematico motto
Domine probasti et cognovisti me. Tra i numerosissimi episodi va almeno
ricordato quello dalla cattura da parte dei veneziani. Nel 1508 infatti
si era creata una lega antiveneziana, la lega di Cambrai, promossa dal
papa Giulio II a causa di tutti quei territori incamerati dalla
Serenissima alla caduta dei Borgia. Il Gonzaga, malato e forse non
desideroso di scontrarsi con l'ex alleato, doveva spostarsi a Verona
per organizzare le difese della città appena strappata a Venezia.
ISABELLA D'ESTE moglie di Francesco, quarto marchese di Mantova (1474 - 1539) (Collezione di Ambras)
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Ma in una rocambolesca notte fu catturato a Isola della Scala e condotto
in catene a Venezia. Isabella d'Este si prodigò presso gli altri
Stati per liberare il marito. Sorte volle che lo stato della Chiesa si
riavvicinasse a Venezia, conscio del reale pericolo della presenza
francese nella penisola. Francesco II fu quindi liberato e assunto
come condottiero per le operazioni contro Luigi XII, ma il primogenito
Federico dovette rimanere ostaggio del papa fino al 1513.
Politica
Gli ultimi anni di Francesco II trascorsero all'insegna di una politica
di ricercato equilibrio in un momento estremamente delicato. Gonfaloniere
della Chiesa e Capitano della Serenissima, si trovò ad operare anche
contro il cognato estense (a causa della sua alleanza con i francesi) il
cui ducato fu salvo con la morte del papa. Il 29 marzo 1519 Francesco
rendeva a Dio l'anima, conscio di aver contribuito alla grandezza di
Mantova e dei Gonzaga e sperando che gli fossero perdonati una lunga serie
di tradimenti che gli donarono quel male, la sifilide appunto, che lo
trascinò alla tomba. Volle essere sepolto col saio serafico
nella chiesa di San Francesco. Sembra inoltre che il suo corpo sia
stato vari anni più tardi traslato in Santa Paola, nella tomba della
moglie Isabella.
Il matrimonio
Francesco II sicuramente risulta una figura
straordinaria anche se spesso poco considerata, offuscata dall'ombra
a lui fatta dalla moglie, la splendida Isabella d'Este. Il loro
matrimonio era stato benedetto nel 1490, dieci anni dopo che i loro
congiunti lo avevano concertato. Un'unione fertilissima quella del
Gonzaga e della "prima donna del Rinascimento": dal loro matrimonio
nacquero ben sette figli, fra cui tre maschi che ebbero parti
rilevanti nella storia italiana ed europea: anzitutto Federico II,
che divenne primo duca di Mantova ed acquisì il marchesato del
Monferrato; il cardinale Ercole che concluse la propria vita come
presidente del concilio di Trento e che per soli 5 voti non divenne
papa; Ferrante, che fu generale dell'imperatore Carlo V, governatore
di Milano e viceré di Sicilia.
(p.be.)
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