SECONDO MARCHESE DI MANTOVA
Primogenito di Gianfrancesco e di Paola Malatesta, Ludovico II nacque il
5 giugno 1412. Nel novembre del 1433 sposò l'undicenne Barbara di
Brandeburgo (non bellissima ma estremamente capace nell'amministrare lo
Stato), assecondando la volontà manifestata due mesi prima
dall'imperatore Sigismondo nel momento in cui elevava il padre
Gianfrancesco alla dignità del marchesato e creava lui e i suoi
fratelli Carlo e Alessandro cavalieri dell'Impero.
LUDOVICO II secondo marchese di Mantova (1412 - 1478) (Collezione di Ambras)
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Ludovico II fu per
certi versi segno esemplare e degno dell'attenzione alla cultura e alle
arti dei Gonzaga: non pochi storici avvertono nel suo agire (come pure
nel governo, in cui non rimasero estranei calcolo politico, astuzia e
ambizione) il segno di quelle concezioni squisitamente umanistiche apprese
alla scuola di Vittorino da Feltre.
La giovinezza
La giovinezza di Ludovico fu nel segno
dei dissapori con il fratello Carlo e, di riflesso, col padre. Ludovico
infatti riteneva che Gianfrancesco favorisse il non limpidissimo fratello.
In ogni modo, superati i gravi dissidi familiari, succedette al padre nel
1444.
La politica
La sua abilissima politica mirava all'equilibrio tra Milano e Venezia,
tra Visconti e Sforza, ma fu improntata non tanto da scaltrezza e opportunismo
quanto da saggezza e lealtà. Non a caso nel 1477 il papa lo insignì
della "Rosa d'oro", ambìto riconoscimento che sembra giustificare la
qualifica di "arbitro d'Italia", che gli fu attribuita in tempi posteriori.
I primi anni di governo mirarono all'acquisizione delle ricche e strategiche
terre di Lonato, Peschiera e Asola. Da un lato Milano, dove i visconti stavano
per estinguersi, dall'altro la Serenissima, sempre pronta ad espandersi.
A questo si aggiunga l'astro nascente di Francesco Sforza che, sposata la
figlia di Filippo Maria Visconti, mirava alla successione. Morto il Visconti
venne proclamata la Repubblica Ambrosiana e fu aggredita Venezia. Ludovico
si mosse immediatamente, al servizio della Serenissima. Quando comprese che
mai avrebbe potuto ottenere le terre desiderate, passò al servizio dello
Sforza, acclamato duca di Milano. Dapprima Castiglione delle Stiviere fu
devastata dai veneziani che, poi, patirono cocenti sconfitte grazie all'abilità
del Gonzaga. Da un lato però i milanesi avevano bisogno di tempo per
riorganizzare lo Stato; lo stesso valeva per Venezia che aveva visto cadere nel
1453 Costantinopoli e lo scontro tra il forte alleato Alfonso d'Aragona, re di
Napoli, con Renato d'Angiò disceso in Italia per prenderne il trono.
In questo frangente la pace di Lodi fu un vero smacco per il Gonzaga che non
vide mai le sospirate terre e, anzi, dovette consegnare al fratello i beni che
gli aveva confiscato. A questo punto Ludovico scelse una politica improntata
sulla pace. Splendida occasione per dar lustro alla città fu il concilio
indetto dall'umanista papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, nella città
dei Gonzaga al fine di promuovere una nuova crociata contro i Turchi. La Dieta
si svolse tra il 27 maggio 1459 e il 19 gennaio del 1460, ma restò
praticamente senza risultato. Per i Gonzaga fu un successo pieno: non solo Mantova
era diventata il centro della Cristianità e tutti i potenti del mondo avevano
goduto della splendida ospitalità gonzaghesca, ma il concilio mantovano significò
anche il cappello cardinalizio per il secondogenito Francesco, primo cardinale.
BARBARA DI BRANDEBURGO moglie di Ludovico II, secondo marchese di Mantova (1422 - 1481) (Collezione di Ambras)
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L' arte e la tecnologia
In questo clima di risveglio culturale sono da segnalare le presenze di artisti sommi,
quali Luca Fancelli, Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna (che dal 1460 fino alla
morte, avvenuta nel 1506, dimorò a Mantova e fu pittore di corte). Se Ludovico
politicamente parlando, cancellò gli ultimi ricordi degli antichi privilegi
comunali, donò alla città opere inestimabili come il San Sebastiano e il
Sant'Andrea, entrambi dell'Alberti, l'orologio del Palazzo della Ragione, di
Bartolomeo Manfredi, il rinnovamento architettonico fancelliano, dove veniva fuso
il linguaggio toscano con le sopravvivenze tardogotiche dell'area locale; la Camera Picta e svariate opere dell'eccelso Mantegna. Ludovico fu anche in relazione con
Donatello, che in duomo avrebbe dovuto realizzare l'arca bronzea per il corpo di
Sant'Anselmo.
A quelle artistiche vanno aggiunte le innumerevoli realizzazioni
tecniche (si ricordano la chiusa di Governolo, argini, bonifiche, selciatura
delle strade) e quelle riguardanti le istituzioni civili (camera dei pegni, ospedale
grande, un vero corpo diplomatico), conquiste eccellenti di un principe illuminato
e consapevole dei suoi doveri. Nel 1478 ebbe la rivincita completa sul fratello
Carlo, che morì senza eredi legittimi. Ludovico ne incamerò i beni
(molte terre del sud ovest del Mantovano) e lo Stato raggiunse la sua massima
espansione territoriale. Ma quell'anno fu fatale anche per Ludovico, che mori
l'11 giugno a Goito durante una pestilenza. Ludovico, universalmente compianto,
fu sepolto in cattedrale. Fu elogiato da Giovan Pietro Arrivabene in un poemetto
latino intitolato Gonzagidos. Il testamento del secondo marchese non venne mai
trovato: non fu scritto o venne fatto sparire? Ad ogni buon conto il territorio
marchionale fu diviso tra i figli in base alle indicazioni della marchesa Barbara.
(p.be.)
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