Descrizione santuario
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Portico
Portico del santuario.

Il santuario nella sua veste attuale si presenta nella veste originaria gotico lombarda alla quale sono state adossate tutta una serie di aggiunte piò tarde che hanno manomesso (ma non compromesso nella sostanza) la struttura piò antica. La facciata della basilica presenta l'antico corpo centrale a salienti cui è stato sovrapposto il lungo porticato con archi a tutto sesto di età piò tarda. Tutto l'edificio presenta una bella decorazione a cornici in cotto, attorno ai due finestroni gotici tribolati e al coronamento del cleristorio, a sua volta sormontato dai pinnacoli. Entrando nel portico risaltano le lunette affrescate con la storia del santuario e il portale rinascimentale in marmo rosso di Verona. Sull'architrave del portale troviamo incisa la scritta Sacrum Celesti Regine Dicatum a cui corrisponde l'affresco della Madonna con Bambino che i critici collocano in area mantegnesca tra Correggio e Tura Mantovano. Sempre nel portico compare una serie di epigrafi relative alla storia della basilica. Tra le piò importanti ricordiamo quella che ricorda la peste del 1399 e la conseguente erezione dell'edificio religioso, quella del 1522 in cui Mario Equicola ricorda la vittoria di Federico II a Pavia (decorata con 5 palle di cannone francese) e quelle delle nobili famiglie mantovane Andreasi, Agnelli, Arrigoni, Cavriani.
Valcata la soglia il visitatore rimane colpito dallo spazio composto in un'unica navata (45 x 13 m) in stile gotico lombardo. La copertura è assicurata da una serie di crociere costolonate le cui vele mostrano affreschi con motivi floreali. E' possibile porre in relazione questi affreschi con il coccodrillo imbalsamato (probabilmente fuggito da qualche riserva gonzaghesca) come contrapposizione tra la figura di Cristo e degli apostoli ed il demonio.
Iniziando la visita dal lato destro incontriamo la cappella di S. Bonaventura (detta anche cappella Castiglioni). All'interno della cappella è collocato l'eccezionale mausoleo dedicato a Baldassare Castiglioni (autore del Cortegiano), progettato da Giulio Romano e riportante l'iscrizione di Pietro Bembo (1529). Accanto è posto anche il mausoleo del figlio Camillo, mentre sull'altare è collocata una bella tela giuliesca raffigurante una Madonna in trono con Bambino e i santi Bonaventura da Bagnoregio e Francesco d'Assisi.
Segue la cappella dei Bertazzolo (famglia di matematici e ingegnieri idraulici, prefetti delle fabbriche del ducato) in cui è di alta qualità il dipinto di Lorenzo Costa Il martirio di S. Lorenzo. Nella successiva cappella Aliprandi trova spazio un'importante ancona lignea composta da una statua (Madonna con il Bambino) e da pannelli dipinti (Dio Padre, S. Anna, S. Elisabetta, S. Caterina, S. Appollonia). Autori dell'opera sono stati i fratelli Viani, Antonio Maria (pittore) e Giovanni Battista (intagliatore). Sulle pareti pareti sono collocati due affreschi strappati del primo Quattrocento: una Madonna con Bambino dormiente e una Madonna in trono con Bambino benedicente.
Usciti dalla cappella, prima del passaggio alla sagrestia si trova murato nella parete della navata il bel monumento cinquecentesco di Bartolomeo Panciera caratterizzato dalle cariatidi in marmo attribuite al Viani.
Pellegrini
Pellegrini di fronte al santuario nel 1930.

Si arriva quindi al passsaggio verso la sagrestia. E' in questo corridoio che si trova il monumento di Bartolomeo Stanga (1498) opera di Gian Cristoforo Romano. In sagrestia sono notevoli gli armadi in noce e il grande altare dedicato da Scipione Capilupi nel 1644 come ex voto per le vicende dell'assedio di Mantova nel 1630. L'altare conserva una bella pala di Lorenzo Costa, il Battesimo di Gesò. Sulle pareti sono collocate piccole tele con ritratti di personaggi della famiglia Gonzaga, una bellissima copia della cena di Emmaus del Tiziano (l'originale è stato asportato e si trova al Louvre) e un lunettone del Borgani: la Vergine appare a S. Antonio. Ritornando in chiesa incontriamo la cappella della Mater Gratiae, dove era conservata l'immagine miracolosa della Madonna. Fu rimaneggiata nel 1856 e conserva le sepolture (non ricordate da lapidi e memorie) di Carlo II Gonzaga e della moglie Maria.
La zona absidale presenta anzitutto l'altare maggiore, rifatto nell'attuale foggia marmorea nel 1646 per volere di Maria Gonzaga. Solo nel 1932 ha accolto l'immagine miracolosa della Vergine. Sulle pareti, fresche del restauro appena concluso, appaiono lacerti di affreschi di epoca giulesca. Completa l'abside la copertura ad ombrellone. Dall'abside si accede alla sagrestia in stile gotico lombardo dove è conservata una grande tela dei Costa raffigurante l'Assunzione di Maria Vergine. Tornando dal lato sinistro si incontra la cappella Corradi o di S. Girolamo: qui è conservato il mausoleo di Bernardino Corradi attribuito a Gian Cristoforo Romano ed una tela del Bonsignori raffigurante S. Girolamo. Segue la cappella Zimbramonti caratterizzata dalla pala del Bonsignori raffigurante S. Sebastiano e dagli affreschi alle pareti di Rinaldo Mantovano, collaboratore di Giulio Romano.
La seguente cappella Strozzi o di S. Ludovico era in passato interamente decorata dagli affreschi del Pordenone, ora nascosti da ornamenti piò recenti. La tela sull' altare, raffigurante la Madonna con Bambino e i santi Francesco e Ludovico d'Angiò è opera di Carlo Santner. Segue la cappella di S. Antonio da Padova che conserva un'altare in marmo proveniente da Volta Mantovana ed alcuni dipinti, tra cui la tela raffigurante un miracolo di S. Antonio opera di Borgani. Nella navata tra le cappelle si trovano due affreschi quattro-cinquecenteschi raffiguranti una Natività ed una Madonna della misericordia. L'ultima cappella è quella degli Ippoliti e presenta la tela raffigurante il Martirio di S. Ippolito, opera di Antonio Maria Viani, e l'importante monumento sepolcrale della famiglia.

Paolo Bertelli


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