Madonna
IndietroHome pageAvanti    English


Madonna
Scuola emiliana, seconda metà del XIV secolo Beata Vergine delle Grazie, dipinto su tavola Santuario di Santa Maria delle Grazie, Curtatone.

L'immagine miracolosa della Beata Vergine delle Grazie, ancora leggibile nei veri lineamenti pur attraverso i restauri pittorici e gli aggiornamenti subiti, è l'opera d'arte piò antica del Santuario. Lo schema compositivo deriva dalla tradizione bizantina della Madonna "Eleusa", della tenerezza, effiggiata con il Bambino stretto al cuore, guancia contro guancia, che le accarezza il volto.
La Vergine avvolta in un mantello di preziosa stoffa orientale, ornata di rose e di galletti dalla vivace configurazione araldica. Come è noto, la rosa è il fiore emblematico di Maria, mentre il gallo è simbolo cristiano del risveglio. Nonostante le ridipinture, denunciate dalle incongruenze stilistiche che si manifestano nei tratti somatici, specie nelle mani e negli occhi, le figure della Vergine e del Bambino mostrano una semplicità compositiva e una saldezza plastica che conducono allo scadere del terzo quarto del Trecento e in particolare alle piò qualificate espressioni pittoriche della scuola emiliana. Il volto del Bambino, rotondo, paffuto e vivace, ricorda da vicino opere di Tommaso da Modena, come la Madonna col Bambino del trittico di Karlstein (1358-65).
Anche il fondo cremesi della tavola, ornato da sinuosi "ramesini", evoca tante preziose miniature emiliane del XVI secolo. Se le ipotesi fossero confermate da indagini radiografiche e riflettografiche, avremmo la certezza di trovarci di fronte alla sacra icona venerata nell'originario sacello, alla quale fu votato l'attuale tempio del 1399.
I favori dispensati dalla grazia divina fanno si che ben presto il Santuario diventi il luogo in cui fioriscono devote testimonianze figurative, variate nella natura e nella qualità a seconda della cultura, delle possibilità, delle intenzioni del committente.
E anche le effigi della Vergine assumono differenti caratteri, staccandosi dal modello dell'icona principale, per adeguarsi alla ricca tradizione dell'iconografia mariana. La piò antica delle cappelle aggiunte all'originaria nave della chiesa è quella fatta costruire dal letterato Bonamente Aliprandi. Una bella targa marmorea, con il blasone di famiglia, ne ricorda la fondazione nel 1415. Qui furono rinvenute, e sono ancora conservate dopo un improvvido strappo dalla parete, due effigi della Madonna dell'umiltà.

Chiesetta
Ricostruzione dell'originaria edicola votiva nei pressi del lago superiore.

In entrambe le immagini, la Vergine è raffigurata all'aperto, seduta su un cuscino entro un hortus conclusus, il giardino recinto da una siepe che simboleggia tanto il paradiso quanto la purezza di Maria. Entro una cornice rettangolare è dipinta la Madonna adorante il Bambino, che riflette i modi di Stefano da Verona o, piò propriamente, le elaborazioni veronesi del suo linguaggio. La figura sinuosa e slanciata, il panneggio elaborato, l'atteggiamento disinvolto e naturale del Bamino, che dorme ai piedi della Madre con la testa chinata sul braccio, inducono a spostare la data della composizione verso il terzo o quarto decennio del Quattrocento. Il soggetto prefigura, nel sonno del Bimbo, la morte di Cristo, come si ravvisa anche osservando il volto chino, triste e compreso della Vergine. Un poco piò tarda è l'altra immagine, inscritta in una cornice circolare di arcobaleno, della Madonna col Bambino e un angelo. Assisa su un grande cuscino, nella dilatata figura e nel volto tondeggiante dai tratti disegnati con nitido rigore, sembra essere maggiormente legata alla ricerca figuativa lombarda che a quella veronese.

Tratto da "L'arte colta" di Ugo Bazzotti
In "Mira il tuo popolo" Ed.Lubiam-Rizzoli 1999


IndietroHome pageAvanti    English