L'impalcato rinnovato
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Interno del santuario a metà dell'800
L'interno del santuario a metà dell'800 in un disegno di Marco Moro. Mantova, Biblioteca.

Il Giubileo del 2000 è stata l'occasione per rimettere a nuovo il santuario. Finalmente, dopo secoli d'incuria, l'impalcato ligneo lungo la navata ha ritrovato nuova luce grazie al restauro condotto dall'impresa "Sebastiano Genovesi restauri" di Porto Mantovano ed eseguito dall'omonimo titolare in collaborazione col fratello Alessandro e l'intera èquipe. Mecenate è stata la Lubiam che ha realizzato questo progetto grandioso.
Oggi le Grazie sono veramente inedite! Dipinti "sconosciuti", nuovi colori ed una nuova datazione della struttura. Ecco cosa è emerso durante i restauri. La grande sorpresa è stata quella di aver trovato, nascosti da decorazioni successive, meravigliosi tondi di sapone mantegnesco raffiguranti religiosi. La scoperta è avvenuta nelle prime due campate di sinistra, nei tondi posti a coronamento del secondo ordine di nicchie. Una scoperta che permette di datare con maggiore precisione l'impalcato. Partendo dalla facciata la qualità dei dipinti è alta, ma scende procedendo nella navata. Notevole è l'uso del colore: emergono toni caldi, lumeggiature espressive e panneggi elaboratissimi che tradiscono un sapore tardomantegnesco.
Non è stata questa però l'unica scoperta. I restauratori hanno ritrovato anche una serie di tondi (collocati più in basso, sull'architrave che sovrasta le nicchie del primo ordine) con i simboli francescani dipinti su carta. Decorazioni che vennero successivamente nascoste con una miscela di tempera e calce. Ricordiamo inoltre che nel 1993 vennero ritrovati, nella parte piò bassa dell'impalcata (durante i restauri condotti da Dario Sanguanini), immagini di "angeli tubicini" di chiaro sapore mantegnesco, nascosti dai successivi angioletti polimaterici. Addirittura sotto gli attuali tondi in pergamena ne vennero visti altri in carta, con rime diverse da quelle attuali. E' questa la parte piò antica dell'impalcato? Poco probabile, anche perchè i restauratori ricordano che la struttura è omogenea. E' forse piuttosto plausibile dire che l'originale decorazione del primo Cinquecento si interruppe ad un certo punto per poi essere ricoperta e completata da una nuova iconografia.
Cappella della Madonna
La cappella della Madonna all'interno del Santuario agli inizi del '900.

I restauratori inoltre non hanno trovato tracce di affreschi sul paramento murario retrostante l'impalcato. La chiesa era dunque spoglia fino al primo Cinquecento? Possibile. Si sarebbe allora usata questa particolare decorazione lignea per arricchire una chiesa nuda lungo le pareti e per contenere i numerosi ex voto appesi o legati alle pareti. Sebastiano Genovesi Ricorda inoltre che il rosso "pompeiano" dell'impalcato venne dato in secondo momento, mentre le nicchie prossime all'abside sono dipinte con una diversa tonalità di rosa. Il pigmento qui è risultato annerito. Un riscontro emerso anche negli ex voto che presentavano crosta marroncina. Ad un piò attento sguardo però emerge come questi danni non siano completamente da imputare al piccolo incendio degli anni Trenta del Novecento: il legno dell'impalcata vicino all'abside non è carbonizzato ne surriscaldato. Se gli ex voto inoltre fossero stati sottoposti ad un vero incendio si sarebbero fusi completamente. Quindi gli effetti delle fiamme spiegano solo in parte l'attuale condizione della struttura. E allora emerge un'altra ipotesi, che completa quelle precedenti: forse questi danni, diffusi su tutta la navata e più intensi verso l'abside, si devono (almeno in buona parte) al calore dei proiettori usati durante le riprese nel film Novecento. Un'ipotesi plausibile, che purtroppo non fa che sottolineare un imperativo categorico: la miglior salvaguardia del patrimonio è la tutela.

Paolo Bertelli


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