Dai Gonzaga ai tempi nostri
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Costruzione del Santuario
La costruzione del santuario: Francesco Gonzaga ed il Cardinale Tinti ricevono il modello da Bartolino Da Novara.

La storia di quello che è uno dei più insigni templi mariani affonda le proprie radici all'inizio del secondo millennio. A quell'epoca sorgeva nell'antica località di Prato Lamberto un umile capitello nel quale era collocata una tavoletta raffigurante una Madonna col Bambino, un'immagine miracolosa amata dai pescatori del lago. Anche a causa dell'affetto verso l'immagine, della devozione e delle varie grazie ricevute, si decise di elevare un piccolo oratorio attorno al capitello.
Ma la fortuna delle "Grazie" giunse nell'anno 1399. L'allora IV capitano del popolo Francesco Gonzaga fece voto alla Madonna delle Grazie: in cambio della cessazione dell'epidemia di peste, che flagellava il mantovano avrebbe elevato alla Madonna un tempio. Ma probabilmente il voto è anche da mettere in relazione al precedente pellegrinaggio a Gerusalemme del Gonzaga, forse per liberarsi da una scomunica. In ogni modo la fabbrica venne affidata con tutta probabilità all'architetto Bartolino da Novara (già attivo nella nostra città per l'edificazione del Castello di S.Giorgio). L'edificazione del tempio costò ben 30000 scudi d'oro e dur&243; fino al 1406. Il 15 agosto di quell'anno vi fu infatti la consacrazione alla presenza di Francesco Gonzaga, del vescovo di Mantova, del vescovo di Cremona e del patriarca di Grado. L'anno successivo quando al fondatore dell'edificio religioso succese il figlio Gian Francesco Gonzaga, il complesso fu affidato ai frati minori osservanti che sostituirono così i conventuali. L'opera di ampliamento del complesso continuò senza sosta: nel 1412 furono costruiti il convento e la foresteria, quindi seguirono (fino a tutto il Cinquecento) una scuola, la biblioteca, fontane, giardini, il refettorio, un dormitorio, l'oratorio.
Il vero impulso economico al borgo avvenne però nel 1521 per opera di Federico Gonzaga: l'allora marchese decise di spostare la fiera di Porto al villaggio delle Grazie per la festa dell'Assunta. Di conseguenza venne eretto attorno al piazzale un portico di 52 arcate per il ricovero dei pellegrini e dei mercanti. Il Santuario divenne quindi fulcro econimico e religioso della diocesi e qui le famiglie più importanti della città vollero seppellire i propri avi.
Sagrestia nuova
La sagrestia nuova.

Una nuova sagrestia più ampia e ornata da un altare donato dalla faglia Capilupi venne edificata nel 1642, dieci anni dopo fu aggiunta una nuova ala di portici nel mezzo del piazzale e si costruirono vie più comode verso Mantova, Brescia e Cremona.
La stagione delle edificazioni terminò nel XVIII secolo e l'ultimo progetto, nato nel 1700 per volere della duchessa Anna Isabella di Guastalla, per costruire 15 cappelle con i misteri del rosario a lato della strada che conduce a Mantova, non fu portato a termine. Ben presto iniziò il triste momento del declino: a causa delle soppressioni volute da Giuseppe II il convento fu chiuso nel 1782 per poi accogliere l'ospedale di Mantova. Dopo le ingiurie Napoleoniche (le truppe di Bonaparte asportarono ex voto, opere d'arte e contribuirono alla dispersione della biblioteca) nel 1812 fu demolita gran parte della struttura. Dei 4 chiostri e dei numerosi edifici che componevano il complesso oggi rimane solo l'ala orintale ed il primo chiostro, detto della Porta, che conserva al suo interno un bel pozzo in marmo con la scritta palindroma Tibi sitis-sitis ibit (che si può tradurre liberamente in "se sei assetato qui ti disseterai").
All'inizio del nostro secolo i Passionisti subentrarono ai Francescani per poi lasciare spazio al clero diocesano. La nostra è la grande stagione dei restauri, dalla scoperta delle armature ai lavori all'abside ed all'impalcata. Solo una retta conoscenza scientifica e morale potrà aiutarci a consegnare al futuro questo singolare luogo di culto che è nel cuore di tutta la nostra comunità.

Paolo Bertelli
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