Il Santuario delle Grazie fu indirettamente coinvolto nella battaglia
del 29 maggio 1848, uno degli eventi bellici più significativi della I
Guerra per l'indipendenza d'Italia.
Non è questa la sede per parlare delle vicende che portarono a questa
guerra ed alla discesa in campo a fianco dell'esercito Sardo-Piemontese
contro l'impero d'Austria delle milizie del Granducato di Toscana, del
Regno di Napoli e dello Stato della Chiesa. Neppure è possibile dare una
se pur sintetica narrazione di quella che è passata alla storia come la
Battaglia di Curtatone e Montanara.
Possiamo solo dire che, ad evitare un possibile attacco alle spalle
dell'esercito piemontese, schierato nell'Alto Mincio e viciniori (Goito,
Volta Mantovana, Custoza), da parte delle truppe austriache provenienti
dalla città-fortezza di Mantova, era stata allestita una linea difensiva
verso questa piazzaforte sulla strada che da Porta Pradella risale per
gli Angeli, Curtatone, Grazie e Rivalta verso Goito.
Su questa linea, sino dall'aprile 1948, era stato schierato il Corpo di
Spedizione Toscano costituito da reparti regolari, da una aliquota di
soldati dell'Armata Napoletana e da molti volontari.
La località "Le Grazie" dal 5 maggio era sede del Quartier Generale Toscano
del generale Ulisse d'Arco Ferrari, comandante in capo. Qui, oltre al
comando vi erano accantonate, anche sul piazzale del "Santuario", le
riserve e tra queste il Battaglione Universitario composto da studenti
volontari in particolare degli Atenei di Pisa e Siena ed anche Firenze.
Qui si trovavano pure un ospedale da campo ed i depositi.
I giovani volontari, molti dei quali appartenevano alla borghesia ed
anche alla nobiltà toscana, non avevano alcun addestramento militare.
Essi erano armati alla meno peggio ed anche i loro ufficiali che erano i
loro stessi professori promossi al grado per l'occasione, non avevano
alle spalle alcuna esperienza bellica.
Questi ragazzi erano tuttavia animati da un grande entusiasmo che al
momento del bisogno li rese
valorosi combattenti. Nella quindicina di giorni che bivaccarono a "Le
Grazie", oltre a qualche esercitazione militare , trascorsero il loro
tempo in mezzo alla popolazione del luogo fraternizzando con essa.
Già dalla fine di aprile nella zona si erano avuti scontri a
fuoco più o meno gravi con reparti nemici che sempre furono ricacciati
sulle basi di partenza. La mattina del 29 maggio, però, le truppe
austriache, oltre 20.000 uomini ben addestrati, con numerose
artiglierie, batterie di lanciarazzi ed ottimamente armati
individualmente, uscirono da Mantova per attaccare e sbaragliare i circa
7.000 tosco-napoletani e compiere quella manovra di attacco alle spalle
temuta dai piemontesi ed alla quale si è accennato.
 Il cannoniere Gasperi a Curtatone 29 Maggio 1848, in un disegno di G. Fattori. |
Gli attaccanti investirono le linee difensive avversarie e trovarono una
resistenza ben superiore ad ogni previsione. La battaglia fu
violentissima dalle rive del lago superiore in località Quattro Venti,
sul corso dell'Osone, sin oltre Montanara protraendosi per l'intera
giornata sino a tarda sera.
E proprio da Le Grazie ove, per disposizione del nuovo comandante
dell'esercito Toscano, generale Ettore de Laugier, il battaglione
Universitario doveva rimanere in attesa di suoi diretti ordini; i
volontari, sentendo il fragore della battaglia, (il fronte era a due
chilometri circa), si mossero spontaneamente e raggiunsero le linee
di combattimento affiancandosi già impegnati battendosi valorosamente.
Nei violenti combattimenti uno dei primi caduti fu il capitano Leopoldo
Pilla da Venafro, professore di geologia dell'università di Pisa, noto
come scienziato a livello internazionale, che aveva guidato alla guerra
i suoi allievi.
Intanto Le Grazie si riempivano di feriti. Sul piazzale vennero
installati altri posti di medicazione. I feriti erano ovunque,
pare anche nel Santuario e nelle case private. E la popolazione
contribuì fraternamente a soccorrerli.
La battaglia del 29 maggio fu una sconfitta per i tosco-napoletani che
furono costretti a ripiegare con gravi perdite. Il loro sacrificio non
fu però vano perchè la loro imprevista ed eroica resistenza bloccò
l'esercito austriaco che alla fine della giornata avendo subito perdite
ancor maggiori, non passò all'inseguimento. Questo consentì, il giorno
succesivo, ai sardo-piemontesi di affrontare il grosso dell'armata
imperiale a Goito, vincendo una battaglia più importante il cui successo
non venne tuttavia sfruttato.
Vannozzo Posio