Introduzione alla visita del palazzo
Presentazione
La denominazione
Molti hanno sentito nominare Palazzo Te, o del Te, come si preferiva dire talvolta, ma pochi conoscono l’origine del nome.
Il sostantivo Te è toponimo (nome di luogo), attestato sino dal Medioevo, nella forma latinizzata Teietum o in quella, troncata, che sopravvive.   A sua volta Teieto è variante di Tezeto, dal latino atteggia (capanna) o dal gallico teza (tettoia).
Teieto, o Te, era dunque una località di rustiche abitazioni posta a meridione della città di Mantova, poco lontano dalle mura.   Nell’isola del Te, circondata dalle acque fino al XVIII secolo, Giulio Romano costruisce l’omonimo palazzo, per richiesta di Federico II Gonzaga, signore di Mantova.
Giulio Romano
Nasce a Roma, probabilmente nel 1499, e muore a Mantova nel 1546.  È tra i principali collaboratori di Raffaello; assieme al compagno Francesco Penni, eredita la bottega del maestro (1520), con la ricca dotazione di opere incompiute e disegni. Federico II, che desidera avere a corte un artista valente, chiede a Giulio di trasferirsi a Mantova, consigliato nella scelta dal proprio ambasciatore a Roma, il grande letterato Baldassarre Castiglione.
Giulio fornisce disegni e modelli per opere mantovane senza muoversi dalla città pontificia, ove è impegnato a ultimare i lavori lasciati incompiuti da Raffaello e a eseguire nuove importanti commissioni, di pittura come di architettura.
Si trasferisce a Mantova nell’ottobre del 1524, assieme al Castiglione. Il marchese Federico II lo accoglie colmandolo di cortesie e di regali. Gli dona uno dei suoi cavalli più belli, e "montato che Giulio vi fu sopra, se n’andarono fuor della porta di S.Bastiano, lontano un tiro di balestra, dove sua eccellenza aveva un luogo e certe stalle chiamato il Te, in mezzo a una prateria, dove teneva la razza dÈ suoi cavalli e cavalle.  E quivi arrivati, disse il marchese che avrebbe voluto, senza guastare la muraglia vecchia, accomodare un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso. Giulio, udita la volontà del marchese, veduto il tutto, e levata la pianta di quel sito, mise mano all’opera".
Palazzo Te è quindi il primo importante lavoro cui Giulio si dedica nella seconda parte della sua vita, interamente trascorsa a Mantova.
Il committente
Federico II Gonzaga nasce nel 1500 e muore nel 1540; succede al padre nel 1519.
Figlio di Francesco II e di Isabella d’Este, eredita dai genitori la passione per le opere d’arte e per la magnificenza della vita di corte. A Giulio Romano, che lo serve come pittore, architetto e urbanista, concede il titolo nobiliare di "vicario di corte". Ma il suo amore per l’arte si alimenta anche di altre importanti commissioni, come quelle per Tiziano e per Correggio. Acquista inoltre opere d’arte antiche e moderne, che aggiunge agli straordinari tesori accumulati dalla famiglia.
Continua la tradizione militare dei Gonzaga, ricevendo gli importanti incarichi di Capitano generale della Chiesa e della Repubblica Fiorentina. Nel 1530 l’imperatore Carlo V, in occasione di una sua visita a Mantova, lo nomina duca.
Nel 1531 sposa Margherita Paleologo, che gli porta in dote il marchesato del Monferrato.
Il palazzo
Palazzo Te, come coglie bene il Vasari, non è residenza del principe, ma palazzo per il tempo libero, per le feste, le cerimonie, i grandi ricevimenti. Tale funzione, esemplarmente iniziata con i festeggiamenti del 1530 in onore di Carlo V, quando il palazzo è compiuto a metà, permane anche durante la signoria dei successori di Federico.
L’edificio è costruito e decorato in un decennio, dal 1525 al 1535; si può affermare che ogni elemento che lo compone, dall’architettura agli stucchi, alle pitture, esca dalla fervida mente di Giulio. Per l’attuazione dei progetti egli si avvaleva di numerosi collaboratori, spesso di notevole valore. Tra questi spiccano Giovanni Battista Scultori, Nicolò da Milano, Luca da Faenza, Benedetto Pagni, Rinaldo Mantovano e Francesco da Bologna, detto il Primaticcio. Questi lascia il cantiere mantovano nel 1531, per diventare protagonista in campo artistico alla corte di Francia.
Il palazzo è ispirato ai modelli classici e si sviluppa attorno a una corte quadrata. Le facciate esterne e quelle del cortile sono rese solenni dall’impiego dell’ordine unico: semipilastri all’esterno, semicolonne all’interno si estendono per i due piani della fabbrica e reggono la trabeazione dorica, con fregio a triglifi e metope. Due lati del cortile mostrano il bizzarro motivo dei triglifi cadenti, come se la struttura avesse degli improvvisi e inaspettati cedimenti. Il rivestimento a intonaco imita grandi conci di pietra ben squadrati e levigati, alternati a bugne rustiche. La simulazione di materiali pregiati con mezzi poveri, l’alternanza di citazioni classiche a invenzioni estrose, il contrasto fra norma e licenza sono elementi tipici del linguaggio di Giulio.
L’edificio, che sorge su una piana libera, si sviluppa in larghezza, accordandosi con il paesaggio circostante; gli ambienti nobili si trovano al pianterreno, mentre al primo piano erano ubicati locali di servizio. Il complesso si apre, tramite una loggia ariosa e solenne, su un vasto giardino, da cui lo separano due peschiere, attraversate da un ponte. Il giardino è concluso da un’esedra semicircolare, della metà del Seicento, a sinistra della quale è ubicato il prezioso appartamento del Giardino Segreto. In questo luogo, isolato e silenzioso, si apre una grotta, costruita e decorata tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo.
Decorazione
Gli interni sono ornati da affreschi e stucchi di grande importanza. Giulio Romano vi dispiega straordinarie capacità creative, destando sentimenti di ammirazione e sorpresa nello spettatore. Egli dimostra di aver fatto tesoro della lezione di Raffaello e di saper accogliere, inoltre, suggestioni provenienti da Michelangelo e dai suoi seguaci. Nelle sue composizioni hanno grande rilievo anche gli elementi derivati dal repertorio figurativo classico, studiato con appassionato interesse. La potenza delle invenzioni, la magica capacità di variare linguaggi e tecniche espressive, di creare mutevoli e alterne emozioni nello spettatore fanno della visita a Palazzo Te un’esperienza unica.
Queste brevi note introduttive lasciano ora il campo a una guida prevalentemente iconografica, ma abbastanza ampia, dell’apparato decorativo.
Dott. Ugo Bazzotti
Presentazione